Il 20 gennaio la Cina ha esortato il regime dei taliban a garantire la sicurezza dei propri cittadini all’indomani di un attentato contro un ristorante cinese nella capitale afgana Kabul, che ha causato almeno sette morti, tra cui un cinese.
L’attentato è stato rivendicato dal gruppo Stato islamico, secondo il Site Intelligence Group.
“Un cinese di religione musulmana e sei afgani sono morti e molte altre persone sono rimaste ferite”, ha dichiarato Khalid Zadran, portavoce della polizia della capitale afghana.
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“Chiediamo alle autorità afghane di adottare misure efficaci per garantire la sicurezza dei cittadini, dei progetti e delle organizzazioni cinesi in Afghanistan”, ha affermato Guo Jiakun, portavoce del ministero degli esteri cinese.
“Nella situazione attuale consigliamo a tutti i cittadini di evitare viaggi nel paese”, ha aggiunto.
L’ong italiana Emergency ha affermato di aver ricevuto sette corpi, mentre 13 persone sono state ricoverate nell’ospedale che gestisce a Kabul.
“La branca afgana del gruppo Stato islamico ha inserito i cittadini cinesi nella lista degli obiettivi a causa dei crimini commessi da Pechino contro la minoranza uigura”, si legge nella rivendicazione dell’attentato, citata dal Site Intelligence Group.
Nel 2022 il gruppo Stato islamico aveva rivendicato un attentato mortale contro un hotel di Kabul frequentato da clienti cinesi.
La Cina e l’Afghanistan condividono 76 chilometri di confine.
Dopo il ritorno al potere dei taliban nel 2021, Pechino aveva stabilito dei legami con le nuove autorità e imprenditori cinesi avevano cominciato a fare affari nel paese.
Pechino teme da anni che l’Afghanistan possa diventare un rifugio per i separatisti uiguri originari della regione dello Xinjiang, nel nordovest della Cina.
Il regime dei taliban si è quindi impegnato a non ospitare separatisti uiguri in territorio afgano. In cambio, la Cina ha offerto sostegno economico e investimenti per la ricostruzione del paese.