La sera del 20 gennaio il governo siriano ha annunciato un nuovo cessate il fuoco di quattro giorni con le forze curde, costrette a ritirarsi dalle loro roccaforti nel nordest del paese e abbandonate dall’alleato statunitense.
L’inviato statunitense per la Siria Tom Barrack ha affermato che la missione delle forze curde, la lotta contro il jihadismo, è ormai terminata, sottolineando inoltre che le nuove autorità siriane sono ormai in grado di controllare i centri di detenzione per i jihadisti del gruppo Stato islamico (Is).
Costrette a lasciare Aleppo all’inizio di gennaio dopo giorni di combattimenti, e le regioni di Raqqa e Deir Ezzor il 19 gennaio, le Forze democratiche siriane (Fds), il braccio armato dell’amministrazione autonoma curda, controllano ormai solo la regione di Al Hasaka, nell’estremo nordest del paese.
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Il 20 gennaio il presidente Ahmed al Sharaa ha dato ai curdi quattro giorni di tempo per proporre un piano di “integrazione pacifica” della regione di Al Hasaka, a maggioranza curda, nel nuovo stato siriano.
In questo periodo le parti si sono impegnate a rispettare un cessate il fuoco.
Il governo, determinato ad affermare la sua autorità su tutto il territorio nazionale, aveva annunciato il 18 gennaio un accordo con i curdi per integrare le loro istituzioni civili e militari nello stato.
L’accordo costituiva però un duro colpo per i curdi, che speravano di preservare l’amministrazione autonoma insediata più di dieci anni fa nel nordest del paese.
Ma i colloqui tra Al Sharaa e il capo delle Fds Mazloum Abdi per finalizzare i dettagli dell’accordo sono falliti, secondo un funzionario curdo, Abdel Karim Omar, intervistato dall’Afp.
La sera del 19 gennaio le Fds avevano invitato i “giovani curdi, uomini e donne, in Siria e all’estero, a unirsi alla resistenza”.
Gli scontri degli ultimi giorni hanno suscitato preoccupazioni all’estero riguardo alla situazione delle prigioni e dei campi, finora controllati dalle forze curde, in cui sono detenuti i jihadisti dell’Is.
Migliaia di jihadisti, oltre a decine di migliaia di loro familiari, sono attualmente detenuti in una ventina di centri.
Il 20 gennaio le Fds hanno riferito di essere state costrette a ritirarsi dal più grande campo di detenzione, Al Hol, e hanno invitato “la coalizione internazionale antijihadista ad assumersi le proprie responsabilità, garantendone la sicurezza”.
Il campo di Al Hol ospita circa 24mila persone, tra cui 15mila siriani e 6.300 donne e bambini stranieri, di 42 nazionalità, tra cui occidentali.
Facendo eco alle dichiarazioni di Washington, il ministero della difesa siriano ha assicurato di essere pronto a garantire la sicurezza dei centri di detenzione finora gestiti dalle Fds.
Il presidente statunitense Donald Trump si è vantato di aver contribuito a impedire un’evasione di jihadisti europei. “Grazie alla nostra collaborazione con le autorità siriane, tutti i prigionieri in fuga sono stati catturati”, ha dichiarato in un’intervista al New York Post.
Davanti alla stampa ha poi elogiato Al Sharaa, definendolo “un uomo forte, dal passato brutale”. “D’altra parte non puoi mettere un chierichetto a fare quel lavoro”, ha aggiunto.