Il 26 gennaio la Commissione europea ha annunciato l’apertura di un’inchiesta sul social network X, di proprietà di Elon Musk, legata alle false immagini di persone reali denudate create da Grok, il suo chatbot d’intelligenza artificiale.
“L’Europa non è disposta a tollerare i comportamenti insensati delle piattaforme digitali” e in particolare “le false immagini di donne e minorenni denudate”, ha affermato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
L’obiettivo dell’inchiesta è verificare se X abbia violato le severe regole europee in materia digitale che impongono alle piattaforme di proteggere gli utenti dai contenuti illegali.
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Al centro della controversia c’è una funzione di Grok che permette di ritoccare foto di persone reali per denudarle.
Di fronte alle polemiche suscitate in tutto il mondo dalla diffusione di queste immagini, vari paesi, tra cui Francia e Regno Unito, hanno avviato procedimenti giudiziari, mentre altri hanno sospeso o bloccato l’accesso a X.
Dopo aver limitato il 9 gennaio l’accesso alla funzione di Grok ai soli utenti paganti, alla metà del mese X aveva annunciato un blocco totale della funzione nei paesi in cui la creazione d’immagini di questo tipo è illegale.
“Creare immagini false a carattere sessuale di donne e minorenni è inaccettabile”, ha affermato in un comunicato Henna Virkkunen, vicepresidente della Commissione europea responsabile delle tecnologie digitali.
Tre milioni d’immagini in undici giorni
Secondo uno studio pubblicato dall’ong Center for countering digital hate, Grok ha generato circa tre milioni d’immagini a carattere sessuale di donne e minorenni in appena undici giorni, cioè una media di 190 al minuto.
Da un’altra analisi condotta dall’organizzazione Ai forensics su circa 20mila immagini generate da Grok è emerso che più della metà rappresentavano persone nude, di cui l’81 per cento donne e il 2 per cento minorenni.
Con questa nuova procedura contro X, l’Unione europea (Ue) rischia di suscitare le ire del presidente statunitense Donald Trump, in un momento in cui si erano appena placate le tensioni sulla Groenlandia.
L’amministrazione Trump accusa regolarmente l’Ue di prendere di mira le aziende tecnologiche statunitensi e di praticare “forme di censura”. Alla fine di dicembre aveva imposto delle sanzioni contro l’ex commissario europeo Thierry Breton, artefice del Digital services act (Dsa), e altre quattro persone.
“Agire contro la creazione d’immagini pedopornografiche o di donne denudate senza il loro consenso non ha niente a che fare con la libertà d’espressione”, ha dichiarato il 26 gennaio Thomas Regnier, portavoce della Commissione europea.