Il 9 febbraio il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha espresso “forte preoccupazione” dopo che Israele ha annunciato delle misure che rafforzano notevolmente il controllo sulla Cisgiordania, territorio palestinese occupato dal 1967.
“L’attuale situazione sul terreno e l’annuncio israeliano dell’8 febbraio compromettono la prospettiva di una soluzione a due stati”, ha dichiarato Stéphane Dujarric, il portavoce di Guterres.
In mattinata anche l’Unione europea aveva condannato “un altro passo nella direzione sbagliata”.
“In conformità con le risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, ribadiamo che l’annessione della Cisgiordania è illegale in base al diritto internazionale e, di conseguenza, sono illegali tutte le misure che vanno in quella direzione”, ha dichiarato alla stampa il portavoce Anouar El Anouni.
|
Iscriviti a Mediorientale |
Cosa succede in Medio Oriente. A cura di Francesca Gnetti. Ogni mercoledì.
|
| Iscriviti |
|
Iscriviti a Mediorientale
|
|
Cosa succede in Medio Oriente. A cura di Francesca Gnetti. Ogni mercoledì.
|
| Iscriviti |
I ministri degli esteri di otto paesi musulmani – Arabia Saudita, Egitto, Turchia, Qatar, Giordania, Emirati Arabi Uniti, Indonesia e Pakistan – hanno denunciato “l’imposizione di un nuovo quadro legale e amministrativo nella Cisgiordania occupata, che accelera i tentativi illegali di annessione e l’espulsione del popolo palestinese”.
Gli Stati Uniti non hanno commentato le nuove misure, mentre il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu è atteso a Washington l’11 febbraio.
Il presidente Donald Trump, grande alleato di Netanyahu, aveva però più volte avvertito che non permetterà a Israele di annettere la Cisgiordania.
L’8 febbraio il gabinetto di sicurezza israeliano aveva approvato delle norme che permettono a Israele di estendere il controllo sulle aree della Cisgiordania amministrate dall’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) in base agli accordi di Oslo, firmati negli anni novanta.
Poco dopo il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich, esponente dell’estrema destra e sostenitore dell’annessione della Cisgiordania, aveva affermato che “queste misure seppelliscono definitivamente l’idea di uno stato palestinese”.
“Garantiscono gli interessi d’Israele di sicurezza, nazionale e sionista”, aveva dichiarato invece il ministro della difesa Israel Katz.
Le autorità israeliane non hanno precisato quando le nuove misure entreranno in vigore. Tuttavia, non necessitano di ulteriori approvazioni e potrebbero quindi essere applicate in qualunque momento.
Permessi di costruzione
Il testo completo del nuovo dispositivo non è stato reso pubblico, ma alcune misure rendono più facile l’acquisto di terreni da parte dei coloni israeliani, abrogando una legge che vietava espressamente gli acquisti diretti.
Inoltre, permette alle autorità israeliane di amministrare alcuni siti religiosi, anche se si trovano in aree controllate dall’Anp, e facilita la concessione dei permessi di costruzione per i coloni israeliani a Hebron, nel sud del territorio.
La sera dell’8 febbraio la presidenza palestinese a Ramallah aveva denunciato “un’accelerazione dei tentativi di annessione della Cisgiordania occupata”.
Senza contare Gerusalemme Est, occupata e annessa da Israele, circa tre milioni di palestinesi vivono in Cisgiordania, insieme a più di 500mila israeliani che vivono in insediamenti illegali in base al diritto internazionale.