Il 9 febbraio Ghislaine Maxwell, complice del criminale sessuale Jeffrey Epstein, ha rifiutato di rispondere alle domande di una commissione della camera dei rappresentanti statunitense, ma si è detta disposta a farlo in cambio di una grazia presidenziale concessa da Donald Trump.

“Mi avvalgo del diritto a rimanere in silenzio garantito dal quinto emendamento”, ha affermato più di dieci volte Maxwell, una cittadina britannica di 64 anni, collegata in videoconferenza dalla prigione del Texas in cui sta scontando la pena.

Gli avvocati di Maxwell, impegnati in un ultimo ricorso contro la sua condanna a vent’anni di prigione per sfruttamento sessuale, avevano avvertito che avrebbe invocato il diritto a rimanere in silenzio, garantito dal quinto emendamento della costituzione statunitense.

Il presidente della commissione, il repubblicano James Comer, ha definito “molto deludente” la decisione di Maxwell di non rispondere alle domande.

“Tuttavia, la mia cliente sarebbe disposta a dire tutto quello che sa in cambio della grazia presidenziale”, ha affermato il suo avvocato David Markus.

“In questo caso potrebbe riferire, per esempio, che né il presidente Trump nè l’ex presidente Clinton hanno commesso reati”, ha dichiarato, aggiungendo che “solo lei può spiegare perché” e che “l’opinione pubblica ha diritto a questa spiegazione”.

Sia Donald Trump sia Bill Clinton erano amici di Epstein, ma assicurano di aver rotto i rapporti con lui molto prima della sua morte in prigione a New York nel 2019 e di non essere stati a conoscenza dei suoi crimini.

“Maxwell sta inviando a Trump un messaggio molto preciso, e cioè che il suo silenzio può essere comprato con una grazia”, ha commentato la deputata democratica Melanie Stansbury.

La commissione della camera ha anche convocato per la fine del mese Bill e Hillary Clinton. Entrambi hanno chiesto audizioni pubbliche per evitare che le loro dichiarazioni possano essere “strumentalizzate dai repubblicani”.

Intanto, il 9 febbraio alcuni parlamentari statunitensi, tra cui i due correlatori della legge sulla trasparenza riguardo al caso Epstein, il repubblicano Thomas Massie e il democratico Ro Khanna, sono andati in visita al dipartimento della giustizia per accertarsi che la pubblicazione dei documenti sia avvenuta correttamente.

Hanno poi riferito che i nomi di sei uomini, apparentemente coinvolti nelle azioni contestate a Epstein, erano stati oscurati senza alcuna spiegazione.

La legge autorizza l’oscuramento dei nomi solo per proteggere le vittime.