Il 4 marzo la Commissione europea ha presentato, dopo mesi di discussioni tra i ventisette, un piano industriale per valorizzare il “made in Europe”, che punta a rilanciare l’industria continentale e a resistere meglio alla concorrenza cinese.

L’obiettivo della legge, chiamata Industrial accelerator act (Iaa) e presentata dal vicepresidente della Commissione europea Stéphane Séjourné, è rafforzare e decarbonizzare settori chiave che, come quello automobilistico, sono in difficoltà a causa della concorrenza cinese e degli alti costi dell’energia.

“Si tratta di un cambiamento di dottrina che solo pochi mesi fa sarebbe stato impensabile”, ha dichiarato Séjourné durante una conferenza stampa.

“Il nostro obiettivo è riportare l’industria al 20 per cento del pil europeo entro il 2035, contro l’attuale 14 per cento”, ha aggiunto.

Questo richiederà l’introduzione di una “preferenza europea”, una misura considerata a lungo tabù nell’Unione europea per il suo carattere protezionistico.

In pratica, si tratta di pretendere dalle aziende di settori strategici che beneficiano di fondi pubblici “un certo numero o percentuale di componenti critici originari dell’Europa”, ha spiegato Séjourné.

“Il denaro dei contribuenti deve andare a beneficio della produzione e dell’occupazione in Europa”, ha aggiunto.

Le discussioni tra i ventisette su questa misura sono state aspre e hanno portato a vari rinvii del testo. Ma la necessità di agire in tempi rapidi ha finito per convincere i più riluttanti, tra cui la Germania e i paesi nordici.

La Commissione ha però dovuto rivedere al ribasso le sue ambizioni riguardo all’elenco dei settori interessati.

Tra questi ci sono il settore automobilistico e quello delle tecnologie pulite (fotovoltaico, eolico, pompe di calore e batterie, ma anche nucleare).

Anche l’industria pesante è coinvolta nel provvedimento. Le aziende edili e automobilistiche che beneficiano di fondi pubblici dovranno rifornirsi di cemento e alluminio “made in Europe”. Ma con grande disappunto delle aziende siderurgiche, non dovranno necessariamente usare acciaio europeo (la legge prevede solo che sia “a basse emissioni di carbonio”).

L’industria chimica dovrà invece pazientare perché Bruxelles si è impegnata a integrarla in un secondo momento.

Vari partner commerciali dell’Unione europea, tra cui il Regno Unito, il Canada e il Giappone, potrebbero beneficiare di un trattamento di favore, ma a condizioni molto rigorose, ha sottolineato Séjourné.

Il progetto di legge dovrà ora essere approvato dagli stati membri e dal parlamento europeo.