Due attentati terroristici hanno colpito Damasco, in Siria. Il numero delle vittime è ancora imprecisato. (Sana/Ap/Lapresse)
I siriani vanno oggi alle urne per le prime elezioni legislative con la nuova costituzione, che dovrebbe garantire un sistema multipartitico. Ma le violenze ancora in corso lasciano molti dubbi aperti.
L’arrivo degli osservatori delle Nazioni Unite a Hama, in Siria. (Muzaffar Salman, Ap/Lapresse)
Un checkpoint dell’esercito siriano a Homs. (Joseph Eid, Afp)
Il governo di Damasco ha concesso agli inviati delle Nazioni Uniti la possibilità di visitare qualunque parte del paese, fare foto e usare qualsiasi mezzo per verificare il rispetto del cessate il fuoco.
Spinta dalla primavera araba, la rivolta contro il regime di Bashar al Assad dura da più di un anno. Un’infografica ripercorre gli ultimi 14 mesi.
L’esercito spara sui profughi fuggiti in Turchia, mentre continuano gli sforzi di Kofi Annan per l’applicazione della tregua, che dovrebbe cominciare oggi.
“Il tentativo della comunità internazionale di fermare il terrore in Siria sta fallendo”. L’editoriale del New York Times.
I ribelli siriani durante un combattimento a Saraquib, nel nord del paese. (John Cantlie, Getty Images)
Entro giovedì gli inviati delle Nazioni Unite saranno in Siria per mettere a punto il dispiegamento di una forza di pace internazionale. Lo ha annunciato un portavoce di Kofi Annan, mediatore dell’Onu per la crisi siriana.
In Turchia, in Libano: migliaia di persone negli ultimi mesi hanno lasciato la Siria e si sono rifugiate oltre confine per sfuggire agli scontri tra esercito e ribelli. Ecco alcune storie.
Mentre Al Jazeera e Al Arabiya si schierano dalla parte dei ribelli siriani, la tv libanese Al Manar e altri canali iraniani sostengono apertamente il regime di Assad. I mezzi d’informazione arabi non sono mai stati così divisi.
Mentre l’esercito lancia un’offensiva contro i ribelli in varie parti del paese, il bilancio delle vittime di un anno di scontri è ancora confuso. Secondo un conteggio affidabile sono almeno diecimila.
Secondo Human rights watch anche gli oppositori del governo si stanno macchiando di gravi abusi.
Secondo Human rights watch l’Esercito siriano libero ha fatto ricorso a torture, esecuzioni e rapimenti. Le azioni, inoltre, avrebbero avuto motivazioni confessionali perché dirette a comunità ritenute legate al governo.
Un ribelle dell’Esercito siriano libero nella provincia di Idlib, nel nord della Siria. (Giogos Moutafis, Afp)
Nel periodo 2007-2011 Damasco ha importato una quantità di armi sei volte superiore a quelle acquistate nei cinque anni precedenti. Il 72 per cento è di fabbricazione russa. Lo dice un rapporto del centro di ricerca Sipri.
Dopo i tre attentati del fine settimana, in cui sono morte almeno trenta persone, ora le forze dell’opposizione e quelle governative si scontrano alla periferia della capitale.
Il regime di Damasco sta cercando di rafforzare il controllo su una piccola porzione di territorio lungo la costa del nordovest della Siria.
Dopo l’Arabia Saudita e il Bahrein, anche Qatar, Oman, Kuwait ed Emirati Arabi Uniti hanno deciso di ritirare il personale diplomatico da Damasco, in protesta contro la repressione attuata dal governo.
Come fanno i brasiliani ad avere un’economia in crescita, il debito sotto controllo e la disoccupazione in calo?