Un migrante viene soccorso dall’ong tedesca Sea-Eye a bordo della nave Alan Kurdi nel Mediterraneo, il 31 agosto 2019. (Darrin Zammit Lupi, Reuters/Contrasto)

La presenza delle ong in mare non incentiva le partenze di migranti

Un migrante viene soccorso dall’ong tedesca Sea-Eye a bordo della nave Alan Kurdi nel Mediterraneo, il 31 agosto 2019. (Darrin Zammit Lupi, Reuters/Contrasto)
18 novembre 2019 15:53

L’idea che le navi di soccorso siano un pull factor, un fattore di attrazione, cioè che la loro presenza sia un incentivo alle partenze dei migranti, non è basata su prove scientifiche, tutt’altro. Un nuovo studio scritto da Matteo Villa ed Eugenio Cusumano per lo European university institute esamina i dati su base mensile a partire dal 2014 e giunge alla conclusione (già anticipata in passato da diversi altri studi e analisi come quella dello stesso Villa per Ispi e quella di Charles Heller e Lorenzo Pezzani) che non esiste una relazione diretta tra numero delle partenze dalle coste libiche e la presenza dei mezzi di soccorso nelle acque internazionali di fronte alla Libia. Il numero delle partenze dalla Libia è legato alla situazione a terra, alle politiche di deterrenza avviate dal governo di Paolo Gentiloni nel 2017 (con Marco Minniti al ministero dell’interno) e alle condizioni meteo. I primi a formulare quest’accusa contro le navi di soccorso sono stati i funzionari di Frontex, l’agenzia europea per il controllo esterno delle frontiere, prima contro la missione italiana Mare nostrum nel 2013, poi contro i diversi protagonisti non governativi presenti in quel tratto di mare nel 2016.

“Dai primi tentativi di formulare modelli teorici per prevedere le migrazioni, gli accademici hanno formulato la teoria che la mobilità umana su larga scala sia una combinazione di fattori negativi che spingono le persone a lasciare i loro paesi (situazioni economiche, guerre, violazioni dei diritti umani) e incentivi positivi che spingono a voler raggiungere una determinata destinazione. Questi ultimi di solito sono definiti pull factor. Ma nel corso del tempo molti studiosi hanno criticato il lessico troppo semplificato, sviluppando un approccio più complesso che si muove intorno al concetto di reti migratorie e infrastrutture. Tuttavia l’approccio push e pull factor continua a dominare le teorie scientifiche orientate alle politiche di gestione dell’immigrazione”, afferma lo studio.

Lo studio di Villa e Cusumano, mettendo in relazione il numero delle partenze dal 2014 al 2019 alla presenza delle navi delle ong nello stesso periodo di tempo, arriva a dire che la diminuzione delle partenze dalla Libia, cominciata nel luglio del 2017, sia stata determinata dagli accordi siglati da Roma con Tripoli nel febbraio del 2017 (Memorandum d’intesa), mentre non sembra avere nessuna connessione con la presenza delle navi di soccorso, che a partire dallo stesso anno sono state criminalizzate, allontanate da quel tratto di mare, sottoposte a un codice di condotta e infine in molti casi sequestrate dalle autorità giudiziarie.

Lo studio è particolarmente importante se si considera che il governo italiano è in procinto di proporre un nuovo codice di condotta alle navi delle ong. Inoltre, come rivelato da Internazionale, nella bozza dell’accordo di Malta sui migranti, del settembre 2019, si parla ancora di effetto calamita, cioè del pull factor che sarebbe provocato dalle navi delle ong sulle partenze.

Leggi anche

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Lavaggio delicato
Claudio Rossi Marcelli
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.