La Karl Du Pigné sul carro del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli durante il gay pride a Roma, nel 2015. (Fausto Podavini)

La Karl du Pigné: una vera icona gay

La Karl Du Pigné sul carro del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli durante il gay pride a Roma, nel 2015. (Fausto Podavini)
05 settembre 2019 14:21

Nella vita ho dovuto assistere, come tutti, a molti funerali. E a volte poi mi sono trovato a pensare che era stata una bella funzione. Ma mai mi era capitato di partecipare a un funerale emozionante come quello della Karl du Pigné.

Andrea Berardicurti, questo il nome di una delle drag queen più amate della capitale e d’Italia, se n’è andato esattamente un anno fa, all’età di 61 anni, a causa di una malattia vissuta con discrezione. Questo ha reso ancora più scioccante la notizia della sua morte, che ha lasciato un vuoto incolmabile nella comunità lgbt e nella vita delle tante persone che ha saputo toccare. Responsabile dell’ufficio stampa del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, attivista per i diritti civili, drag queen, selezionatrice all’ingresso della serata cult Muccassassina, Andrea è stato prima di tutto un fondamentale punto di riferimento per il movimento omosessuale e transessuale italiano, che ha accompagnato armato di microfono, parrucca e lustrini fin dal primissimo pride italiano del 1994 a Roma.

La Karl du Pigné è stata un’icona gay di fortissimo impatto, perché ha incarnato nella sua stessa immagine l’energia inarrestabile del cambiamento sociale e politico che ha investito l’Italia dei diritti in questi anni.

Nel triste tam tam sui social network che quella sera ha diffuso la notizia, erano già evidenti il numero e la varietà di persone che hanno pianto la “zia Karl”, come la chiamavano affettuosamente i suoi amici e i suoi ammiratori. Ma è stato al suo funerale che l’eccezionalità della sua vita è stata lampante a tutti i presenti.

Andrea Berardicurti insieme a Walter, il suo compagno, durante una riunione al circolo Mario Mieli a Roma, nel 2012. (Fausto Podavini)

La funzione si è svolta nella sede del Mario Mieli, nella sala dove per tanti anni La Karl aveva partecipato all’organizzazione delle attività del circolo. Anche se la scelta di tenerlo nei locali di un’associazione potrebbe sembrare inusuale, per moltissimi omosessuali, transessuali e bisessuali romani quei locali sono stati spesso un rifugio, una comunità e un luogo in cui sentirsi liberi di essere se stessi, e per questo hanno acquisito un carattere quasi sacro.

Sulle note rimbombanti di un vecchio successo dance di Madonna e circondate da bandiere arcobaleno, di cui la più grande poggiata sulla bara, tre generazioni di attivisti si sono ritrovate a piangere la stessa persona. C’erano tutti i leader delle principali associazioni lgbt. C’erano le drag queen in vistosi abiti di pizzo nero, con il viso struccato dalle lacrime e nascosto dai veli che scendevano dai loro ampi cappelli. C’erano i giovanissimi attivisti dell’associazione, per cui la zia Karl era diventata una guida e una saggia consigliera. C’erano anche i suoi parenti, forse presi alla sprovvista da quella marea umana che riempiva tutti i locali del circolo e traboccava da entrambe le uscite lungo le strade circostanti.

Vladimir Luxuria, che di Andrea è stata una grande amica, ha raccontato tra le lacrime di quando era la sua coinquilina in un appartamento del Pigneto e di come, in tempi in cui la vita per le persone lbgt era davvero dura, ogni sabato sera loro si sottraessero alle brutture del mondo per inventare costumi e immagini sempre nuovi da portare alle serate di festa. Dopo di lei molti presenti hanno preso la parola in ordine sparso per salutare, ringraziare e piangere Andrea. Una ragazza ha raccontato di aver conosciuto La Karl du Pigné quando l’aveva ingaggiata per tenere uno show di drag queen al suo matrimonio. “Volevo fa’ qualcosa pe’ fa’ incazza’ quella bigotta de mi’ socera e allora ho chiamato La Karl. M’ha detto de sta’ tranquilla, che ce pensavano lei e le ragazze sue a faje vede’ li sorci verdi!”. E allora il pianto si è trasformato in risata generale.

La Karl du Pigné durante un’esibizione a Muccassassina, a Roma, nel 2011. (Fausto Podavini)

Vanni Piccolo, uno dei fondatori del movimento lgbt italiano, si è avvicinato commosso alla bara e parlando direttamente ad Andrea ha detto: “Amico mio, io ti sono grato di tante tante cose, ma soprattutto di una: grazie a te, mi sono fatto una delle scopate più belle della mia vita!”. Nell’ennesimo ricordo meravigliosamente irriverente di quella funzione, Vanni ha spiegato che una sera Andrea gli aveva “passato” un giovane brasiliano che gli andava dietro ma di cui lui non voleva saperne. “Mi ha detto ‘Vanni, toglimelo di torno per favore!’, ed è stata una notte indimenticabile”, ha concluso Vanni con un tono intriso di nostalgia per i tempi andati.

Io, che ho imparato a conoscere e amare la Karl a vent’anni, quando facevo il dj a Muccassassina e passavo con lei le ore prima dell’apertura al pubblico, durante il suo funerale mi sono trovato a ridere e a piangere, spesso contemporaneamente. Quando la bara è stata trasportata fuori dal Mario Mieli sulle note di Annie Lennox – citazione di una delle performance più amate della Karl du Pigné – mi sono reso conto della stupefacente varietà di età, genere, orientamento sessuale, provenienza sociale e nazionalità dei presenti. Tutti così diversi eppure tutti accomunati dalle lacrime con cui stavano dicendo addio a una persona eccezionale. Un uomo, una donna, un personaggio che ha saputo trascendere la sua persona e rappresentare un movimento intero. E di questo, caro Andrea, ti saremo per sempre grati.

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