Gli abitanti di un edificio occupato a Bruxelles, in Belgio, il 2 novembre 2013. (Julien Warnard, Epa/Ansa)

In Belgio il diritto alla casa apre una nuova stagione di lotte

Gli abitanti di un edificio occupato a Bruxelles, in Belgio, il 2 novembre 2013. (Julien Warnard, Epa/Ansa)
20 ottobre 2017 15:43

Nel marzo del 2017 una famiglia belga che si trovava in Vietnam per lavoro ha fatto una spiacevole scoperta: la casa che avevano acquistato di recente a Gent, nelle Fiandre, era stata occupata a loro insaputa da una famiglia slovacca. Anche la famiglia slovacca ha fatto una spiacevole scoperta: credeva di aver affittato l’appartamento con il consenso dei proprietari, ma era stata ingannata da un loro connazionale, che si era presentato come intermediario nell’affare.

Questo episodio, rarissimo nel panorama delle occupazioni in Belgio, ha scatenato una reazione sproporzionata da parte delle autorità federali. Nel giro di pochi giorni il ministero della giustizia e i quattro partiti al governo (i liberali francofoni e fiamminghi, i cristiano-democratici fiamminghi e i nazionalisti della Nuova alleanza fiamminga) hanno annunciato una nuova proposta di legge – ribattezzata loi anti-squat – per inasprire le sanzioni contro gli autori di occupazioni abusive.

Il 5 ottobre 2017 la proposta è diventata legge. Prevede, tra le altre cose, che l’occupazione di un alloggio o di un edificio vuoto abbia rilevanza penale anche in assenza di effrazione, e dà al procureur du roi (il pubblico ministero) il potere di intervenire. “È il tipico caso in cui si usa un bazooka per uccidere una mosca”, riassume Nicolas Bernard, docente di diritto all’Université de Saint-Louis di Bruxelles e presidente della Febul (Fédération bruxelloise de l’union pour le logement).

Una proposta di legge
“Nessuno – nemmeno il sindacato dei proprietari – chiedeva un inasprimento delle leggi esistenti, che attraverso la giustizia civile già permettevano di prendere provvedimenti contro chi occupa abusivamente un alloggio”, osserva Bernard. “La verità è che l’episodio di Gent ha fornito al governo federale, di destra, il pretesto per dare un giro di vite simbolico in un campo che non è più di competenza delle autorità federali da molto tempo: l’alloggio”.

Alle audizioni in parlamento, organizzate in sordina durante le ferie estive, i pareri sono stati eccezionalmente convergenti: “Tutti, dalle associazioni per la difesa del diritto all’abitazione ai giudici di pace, hanno fatto notare che la proposta di legge era inutile e pericolosa”, sottolinea Bernard.

Innanzitutto, criminalizzando le occupazioni, mette in ombra un fatto importante: anche lasciare un alloggio vuoto è un’infrazione. “A Bruxelles, per esempio, il bene immobiliare può essere sequestrato e addirittura venduto”, spiega Bernard. “La legge inoltre intacca alcuni princìpi giuridici importanti: il principio di proporzionalità; il principio secondo il quale, prima di qualunque sgombero, deve esserci una decisione della giustizia, come è stato più volte ribadito dalla Corte europea dei diritti dell’uomo; e il diritto all’abitazione, che è un diritto costituzionale. Alcune associazioni stanno infatti pensando di presentare un ricorso contro la legge davanti alla corte costituzionale, che potrebbe dare loro ragione”.

I politici sembrano aver capito che inquadrare le occupazioni, invece di reprimerle sistematicamente, conviene anche a loro

Inutile, pericolosa e dettata da un opportunismo politico repressivo, la legge è inoltre in controtendenza rispetto all’approccio adottato dalle autorità regionali, sostiene Bernard. Da qualche anno, infatti, i politici sembrano aver capito che inquadrare le occupazioni, invece di reprimerle sistematicamente, conviene anche a loro.

A Bruxelles non esiste un registro aggiornato degli alloggi vuoti, ma da vent’anni si stima che siano tra i quindicimila e i trentamila. Si sa invece che nel 2017 44mila persone erano in lista di attesa per l’assegnazione di un alloggio sociale. “Il problema è politico”, scriveva il ricercatore Thomas Dawance nel 1999 nella sua appassionante tesi sulla storia degli squat. “La proprietà è un diritto, l’alloggio un bene da monetizzare. Lo squat, sinonimo di crisi dell’alloggio, non è mai emerso da una reale penuria di abitazioni, ma sempre da una loro inadeguata ripartizione”.

E, bisogna aggiungere, dalle insufficienti sanzioni contro i proprietari che lasciano vuoti gli alloggi. Poiché le tasse comunali sugli alloggi vuoti non sembravano avere un grande effetto, nel 2009 il parlamento della regione di Bruxelles-Capitale ha adottato un’ordinanza che trasformava questo comportamento in una contravvenzione passibile di un’ammenda amministrativa. Nel 2014 il valore totale delle ammende inflitte ammontava a un milione di euro, e centocinquanta alloggi erano stati rimessi sul mercato degli affitti. In tutto il Belgio le autorità locali hanno anche cominciato a sostenere le occupazioni temporanee di edifici vuoti, finanziando le associazioni che le inquadrano, per esempio Communa, un’associazione senza scopo di lucro nata a Bruxelles nel 2013.

Ma i risultati, per quanto importanti e innovativi, sono ancora briciole di fronte alla gravità della crisi degli alloggi. Inoltre non tutti beneficiano di questa timida apertura delle autorità al fenomeno delle occupazioni, come ben sanno i sans-papiers e i collettivi anarchici di Bruxelles, bersaglio di sgomberi sistematici e spesso maneschi. C’est vide, donc j’occupe, si leggeva su uno striscione il giorno in cui il Centre social anarchiste ha occupato un edificio, nel marzo scorso. Due mesi dopo è scattato un violento sgombero. Quando la lotta per la casa è percepita come minaccia all’ordine stabilito, le autorità tirano fuori l’artiglieria pesante.

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Con il sostegno di associazioni e attivisti, di recente i sans-papiers di Bruxelles hanno quindi deciso di cambiare strategia. Dopo che per anni gli edifici vuoti venivano occupati di notte, tra mille precauzioni, da un gruppo ristretto di persone a cui si univano decine di altre la mattina seguente, da qualche mese le occupazioni si svolgono alla luce del sole, riuscendo a combinare effetto sorpresa e grande partecipazione. La nuova formula è stata sperimentata con successo il 21 luglio 2017, giorno della festa nazionale del Belgio, dal collettivo Voix des sans-papiers. L’appuntamento era stato dato con largo anticipo in un punto vicino all’edificio da occupare, senza svelarne l’indirizzo preciso. Occupanti, attivisti, associazioni e anche alcuni politici si sono riuniti davanti alla stazione del municipio di Etterbeek, mettendosi poi in marcia verso una scuola abbandonata, poco distante.

In un primo momento il presidente del municipio di Etterbeek, il liberale francofono Vincent De Wolf, ha condannato l’occupazione, ma la nuova strategia ha permesso di riequilibrare i rapporti di forza, e due giorni dopo De Wolf ha requisito un altro edificio vuoto per darlo al collettivo. Si è trattato di una mezza vittoria poiché l’occupazione concessa era temporanea, ma per la prima volta da vent’anni veniva applicata la legge Onkelinx, che consente ai presidenti dei municipi di requisire un edificio inoccupato da più di sei mesi.

Nuove forme di lotta
Il collettivo ha ripetuto l’operazione il 14 settembre, alla vigilia della fine dell’occupazione temporanea concessa da De Wolf, occupando un albergo vuoto, l’hotel Astrid, che si trova nel centro storico. Il presidente del municipio di Bruxelles-Ville, il socialista Philippe Close, ha ceduto una decina di giorni dopo, requisendo l’edificio. Bisogna vedere fino a quando il collettivo potrà rimanervi. Intanto sta organizzando varie attività per sensibilizzare i cittadini alle rivendicazioni dei sans-papiers (la prossima è prevista il 28 ottobre). Sul fronte della contestazione, il Collectif d’opposition à la loi anti-squat en Belgique, nato dopo l’annuncio della proposta di legge, ha già organizzato tre raduni contro il provvedimento e ha annunciato che il quarto si svolgerà il 1 novembre in un luogo ancora da definire.

“La politica istituzionale”, scriveva nel 2016 il docente di antropologia culturale Piero Vereni, “ha ridotto la complessità del nuovo quadro sociale delle occupazioni – stranieri in bilico sociale, giovani in incipiente fase di ri-proletarizzazione, sotto-occupati cronici, disoccupati di primo pelo, anziani espulsi dal welfare, immigrati alla disperata ricerca di qualcosa che somigli a una normalità abitativa, madri single di diversa estrazione nazionale – a un blocco compatto di paracriminali, da liquidare a muso duro”. Commentava la situazione in Italia dopo l’approvazione del decreto legge del 28 marzo 2014 (il cosiddetto Piano casa), ma le sue parole rispecchiano perfettamente lo spirito del nuovo provvedimento approvato in Belgio.

“Possiamo solo sperare che questa legge non venga applicata”, conclude Nicolas Bernard. “È vero, ora i procuratori hanno il potere di procedere contro gli autori di un’occupazione. Ma non credo che sarà una loro priorità”.

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