Francesca Spinelli

È giornalista e traduttrice. Vive a Bruxelles e collabora con Internazionale. Su Twitter: @ettaspin

Belgio, Italia e Sudan collaborano per i rimpatri dei migranti

Una polemica simile a quella scoppiata in Italia nel 2016 travolge il governo belga, accusato di calpestare i diritti umani e di corteggiare l’estrema destra. Leggi

Sui visti umanitari per i profughi la battaglia è ancora aperta

La recente sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea segna un punto a sfavore di chi chiede vie di accesso legali e sicure per i profughi che desiderano raggiungere l’Unione europea. Ma la riforma del codice dei visti offre un’altra occasione di cambiamento, e il parlamento europeo è deciso a non lasciarsela sfuggire. Leggi

pubblicità
Come cambierà il regolamento di Dublino sul diritto d’asilo europeo

Il regolamento di Dublino è tornato al centro di accese discussioni tra la Commissione europea, gli stati dell’Unione e il parlamento europeo, con la proposta di riformarlo una terza volta. Ma la riforma rischia di penalizzare i richiedenti asilo, che rimarranno pedine in mano ai singoli governi. Leggi

Il magistrato italiano che difende il diritto d’asilo dei profughi siriani

Ha dimostrato che i governi europei hanno l’obbligo di offrire ai profughi siriani una via legale di accesso al territorio dell’Unione. Ma il parere di Paolo Mengozzi, avvocato generale alla Corte di giustizia dell’Unione europea, non è vincolante. In una sentenza attesa per il 7 marzo, la Corte potrebbe decidere di seguirlo o dare il colpo di grazia alle speranze di tanti profughi. Leggi

In Belgio chi s’innamora di un migrante affronta molti ostacoli

Interrogatori, perquisizioni, arresti: in Belgio lo stato dà la caccia alle coppie in cui uno dei due partner non ha un titolo di soggiorno, agitando lo spauracchio delle unioni di comodo. Nel 2015 è nata una rete che denuncia questo clima di persecuzione. Leggi

pubblicità
Storie di resistenza alle espulsioni verso l’Afghanistan

Cacciati da Calais, respinti dalla Croazia, rimandati a Kabul: i profughi afgani sognano l’Europa, ma gli stati membri fanno di tutto per tenerli fuori o rimpatriarli. Contro queste politiche c’è chi resiste, in Europa e in Afghanistan. Leggi

L’Europa è un luogo sempre meno accogliente con i profughi afgani

Il 13 dicembre l’accordo tra l’Unione europea e il governo di Kabul sui rimpatri è diventato operativo con una prima espulsione collettiva dalla Norvegia e dalla Svezia verso l’Afghanistan. Leggi

L’accordo con il Canada ha tirato fuori il meglio e il peggio dell’Ue

Nel luglio del 2015 a Bruxelles ho conosciuto Denise Gagnon, energica e loquace rappresentante del Réseau québécois sur l’intégration continentale (Rqic). Denise aveva attraversato l’oceano per partecipare a un incontro sulla campagna internazionale contro i due accordi di libero scambio che l’Unione europea stava negoziando. Leggi

Viaggio tra le lobby che influenzano le politiche migratorie europee

Il punto di partenza è il rond-point Schuman, al centro del quartiere delle istituzioni europee. È qui che Stéphanie, dell’ong pacifista belga Agir pour la paix, dà appuntamento per una visita guidata di Bruxelles diversa dalle altre. Leggi

La lotta contro la schiavitù in Mauritania non è ancora finita

Quando l’attivista mauritana Mariem Mint Cheikh Dieng è arrivata in missione in Europa, alla fine di giugno del 2015, il suo compagno nella lotta contro la schiavitù Biram Dah Abeid era in carcere già da quasi otto mesi. Biram e Mariem fanno parte nell’Iniziativa per la rinascita del movimento abolizionista fondata nel 2008 contro una pratica illegale ma ancora diffusa in Mauritania. Leggi

pubblicità
Una misura umiliante per chi chiede asilo in Belgio

Marc Vanden Bussche è un uomo ferito. Il sindaco liberale di Koksijde, piccolo comune fiammingo che vanta la popolazione più anziana del Belgio, assicura di essere stato frainteso. Le malelingue gli hanno dato del razzista, dello “sceriffo pazzo”, eppure non ha fatto altro che “applicare delle procedure operative e legali” – così spiegava sul quotidiano Le Soir il 26 ottobre – in seguito all’arrivo di trecento richiedenti asilo nella sua cittadina. Leggi

I centri di identificazione ed espulsione vanno chiusi e basta

Il primo centro di identificazione ed espulsione (Cie) del Belgio aprì nel 1988 per smistare i richiedenti asilo veri da quelli “finti”. Negli anni i Cie si sono moltiplicati, sempre con lo stesso obiettivo, ma senza limitarsi alle persone appena arrivate alle frontiere esterne dell’Unione. Oggi ci finiscono uomini, donne e minori che vivono nell’Unione europea da mesi, anni, a volte decenni. Leggi

La nuova discriminazione che nasce dalla parola rifugiato

Se lo status di rifugiato servisse a offrire assistenza a chi ne ha bisogno nel momento in cui arriva in un paese nuovo, e se ad altre persone fosse lasciata la possibilità di inserirsi liberamente e legalmente in quello stesso paese, il termine “rifugiato” non porrebbe problema. Oggi invece è usato per distinguere chi esiste da chi, agli occhi di uno stato, non esiste. Leggi

Dalla Siria una storia contro l’ipocrisia dell’Europa

Grazie all’impegno di un gruppo di cittadini belgi, due famiglie siriane sono arrivate legalmente a Bruxelles con dei visti umanitari. Una soluzione osteggiata dai governi europei, ma che potrebbe ispirare altre iniziative analoghe in Europa. Leggi

Le donne in bianco di Bruxelles

Un gruppo di donne sans papiers ha cominciato a sfilare ogni mercoledì nel centro della capitale belga. Vestite di bianco, avanzano portando un messaggio semplice: “Nessuno è illegale. Mettetevi al nostro posto”. Leggi

pubblicità
Piccoli e grandi no al trattato commerciale tra Europa e Stati Uniti

A Bruxelles il decimo round dei negoziati sul Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti ha coinciso con un incontro internazionale delle organizzazioni che si oppongono all’accordo. In passato altre grandi mobilitazioni hanno impedito che vedessero la luce accordi commerciali giudicati contrari all’interesse dei cittadini. Come finirà questa battaglia?  Leggi

Chiudere i centri di detenzione per migranti non è più un’utopia

Insieme ai cadaveri e ai relitti che punteggiano il fondo del Mediterraneo, i Centri di identificazione ed espulsione sono l’incarnazione più violenta delle politiche segregazioniste dei governi europei. In alcuni paesi sono gestiti privatamente, in altri sono strutture pubbliche, e chi ci lavora è convinto di essere un innocuo funzionario statale.
Leggi

L’inutile guerra di Frontex contro i migranti

Se siamo arrivati a parlare di operazioni militari contro persone in fuga da guerre e povertà, è anche perché da dieci anni l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell’Unione europea svolge bene il suo ruolo. Leggi

Sui migranti l’Europa si prepara alla guerra

Un documento riservato del consiglio dell’Unione europea conferma che dal vertice straordinario sull’immigrazione di questo pomeriggio potrebbe uscire un piano che parla solo di controlli alle frontiere e meccanismi di espulsione, senza curarsi delle vite umane da salvare o delle stragi da evitare.  Leggi

L’Unione europea tende una trappola agli immigrati irregolari

La nuova operazione dell’Unione europea per contrastare l’immigrazione irregolare si chiama Amberlight 2015. La guiderà la Lettonia, che esercita la presidenza di turno del consiglio dell’Unione. Leggi

pubblicità