Damon McMahon degli Amen Dunes.

Gli Amen Dunes trasformano la malinconia in poesia

Damon McMahon degli Amen Dunes.
07 aprile 2018 18:08

Amen Dunes, Miki Dora
“Noi suoniamo musica religiosa, non pensate di poterla capire”, confessa Damon McMahon degli Amen Dunes all’inizio di Freedom, il nuovo disco della band newyorchese. In realtà c’è tanto da capire, in mezzo alle parole cantate (spesso viene da dire masticate) da McMahon. Freedom è un viaggio tortuoso dentro la sua mente, ispirato ai ricordi d’infanzia e costruito attorno a figure di uomini e donne soli e malinconici.

Gli uomini sono lo stesso McMahon, che si mette al centro dell’ottimo pezzo d’apertura Blue rose, suo padre, descritto come un adolescente che sniffa colla nella nostalgica Skipping school, ma anche il mitico Miki Dora, antieroe del surf degli anni cinquanta e sessanta. La donna, l’unica in questa collezione, è la madre di McMahon, malata terminale di cancro, alla quale il figlio regala la ballata cosmica Believe.

È proprio nel brano Miki Dora però che McMahon raggiunge il suo vertice compositivo, descrivendo la figura contraddittoria del surfista di origini ungheresi: un fuoriclasse nello sport ma anche un truffatore, un personaggio carismatico e amato da tutti che però dipingeva svastiche sulla sua tavola. Gli Amen Dunes raccontano la sua caduta, mentre la voce spezzata di McMahon si appoggia su una chitarra nervosa.

Dal punto di vista sonoro, i riferimenti sono più britannici che statunitensi: Spiritualized, Primal Scream, certe atmosfere dei primi Verve, ma la ricerca continua di poesia urbana è tipicamente americana (lo so che cito sempre Springsteen però c’entra anche qui). Freedom, il quinto lavoro degli Amen Dunes, è il loro disco più riuscito, quello che potrebbe far fare alla band un salto di qualità alla conquista di un pubblico più ampio. E forse ce ne ricorderemo quando faremo la classifica dei migliori album del 2018.


Drake, Nice for what
Un po’ a sorpresa, il 7 aprile Drake ha pubblicato un nuovo singolo, che potrebbe far parte del prossimo disco del rapper canadese. È un pezzo molto danzereccio e solare, costruito su un campionamento di Ex factor di Lauryn Hill, brano dello splendido The miseducation of Lauryn Hill del 1998. Nel video compaiono diverse attrici famose, da Michelle Williams a Letitia Wright. E Drake sembra di ottimo umore.


IDK, Lil arrogant (feat. Joey Badass & Russ)
Nel suo disco d’esordio, uscito l’anno scorso, il giovane rapper del Maryland IDK aveva fatto intravedere ottime cose, ma questa collaborazione con Joey Badass e Russ è di un altro livello. Nel brano, che si apre con un omaggio al pezzo di Kanye West Barry bonds, non c’è un ritornello cantato. Ma non serve, perché tutti e tre i rapper sfruttano a meraviglia lo spazio a disposizione.

Mezzo punto in più a IDK per l’omaggio (con tanto di metafora sessuale non proprio oxfordiana) al giocatore di football statunitense Colin Kaepernick, finito al centro dell’attenzione nei mesi scorsi per essersi inginocchiato durante l’esecuzione dell’inno nazionale prima dell’inizio delle partite per protestare contro il razzismo e la violenza della polizia nei confronti dei neri.


Unknown Mortal Orchestra, Not in love we’re just high
I neozelandesi Unknown Mortal Orchestra hanno un problema: sembra che gli manchi sempre qualcosa per fare il disco della svolta. Nel nuovo album Sex & food a tratti sembrano andarci vicini, ma poi perdono il filo. Il risultato è una serie di alti e bassi, dove la ricerca ossessiva di un suono distorto e saturato a volte suona un po’ eccessiva.

Nei momenti migliori però Ruban Nielson dà prova di essere un ottimo chitarrista e compositore. Prendete il soul di Not in love we’re just high, dove la band azzecca una melodia a metà strada tra Michael Jackson e Prince.


Quentin40, Giovane1 (prod. Dr. Cream)
Ho scoperto Quentin40, al secolo Vittorio Crisafulli, grazie a Thoiry, forse la canzone rap italiana migliore di questo inizio di 2018, soprattutto nella versione remix di Achille Lauro e Boss Doms.

Quentin40, classe 1995, è nato ad Acilia. Ha cominciato a rappare a vent’anni, collaborando con il produttore Dr. Cream. Il suo stile è particolare, soprattutto perché tende a troncare le parole, mentre la produzione di Dr. Cream fa pensare alla scena trap francese (Mhd in testa). Questo pezzo, accompagnato da un video interessante girato in piano sequenza, conferma le sue doti. Una bella novità nel panorama rap italiano.


P.S. Playlist aggiornata, ma non c’è IDK, su Spotify non lo trovo. Buon ascolto!

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