Kelsey Lu.

Kelsey Lu è una bella scoperta

Kelsey Lu.
20 aprile 2019 14:57

Kelsey Lu, Due west
Qualche giorno fa ero a New York e ho visto un concerto di Kelsey Lu durante una rassegna di musica afroamericana allo Shed, uno spazio polifunzionale aperto da poco a Manhattan. E ci sono rimasto quasi secco per quanto è brava. Non avevo mai sentito parlare di lei, e quindi ho fatto due ricerche su internet. Ho scoperto che è nata a Charlotte, nel North Carolina, ed è cresciuta in una famiglia di testimoni di Geova. È stata educata in modo molto rigido e ha avuto diversi contrasti con i genitori.

Kelsey Lu ha studiato musica classica, suona il violoncello e ha una voce molto versatile, capace di fluttuare tra toni bassi e falsetto con grande naturalezza. Il suo album d’esordio, che arriva a tre anni dall’ep Church, s’intitola Blood ed è un ottimo disco di pop barocco influenzato dal folk, dal jazz e ovviamente dalla classica. Negli anni scorsi la musicista ha collaborato con Solange (nel disco A seat at the table) e ha fatto parte della band di Sampha, due artisti ai quali ha rubato un po’ di mestiere nello scrivere i suoi pezzi. Due west, per esempio, è un bozzetto pop molto semplice, ma nel quale si nascondono piccole finezze compositive attorno alla classica progressione re-la. Il produttore del pezzo tra l’altro è Skrillex, un nome che non avrei mai accostato a Lu.

Blood è pieno di chicche, come per esempio Why knock for you, nella quale c’è la mano di Jamie XX e al violoncello di Kelsey Lu si aggiungono soffici sintetizzatori e loop vocali. Il brano più sorprendente è I’m not in love, una cover del gruppo rock britannico 10cc, sorprendentemente molto fedele all’originale. La canzone che chiude il disco, Blood, sembra un pezzo di Joanna Newsom per come gioca con i contrasti tra antico e nuovo.

Kelsey Lu è un bel talento della musica statunitense. Questo disco non scalerà le classifiche e non cambierà la storia della musica, ma è una piccola gemma pop. Non so se lei verrà mai a suonare in Italia, ma dal vivo è un’esperienza che consiglierei a tutti.


Massimo Pericolo, 7 miliardi
“Fanculo la scuola mi fumo la droga”. “Sogno colazioni a letto perché dormo sul divano”. “Meglio non credere a niente che credere in Gesù”. I testi delle canzoni del giovane rapper Massimo Pericolo possono sembrare un po’ eccessivi, e a tratti rischiano l’autoparodia. Eppure il suo disco d’esordio, che s’intitola Scialla semper (come l’operazione di polizia che ha portato al suo arresto e per la quale si è fatto due anni tra carcere e domiciliari) non lascia indifferenti, anzi.

Massimo Pericolo vive a Brebbia, in provincia di Varese, e rappa di cose che lo riguardano molto da vicino: il carcere, la depressione, la disintossicazione dalle droghe. Questo non basterebbe a renderlo un musicista interessante (il rap non dev’essere per forza una gara a chi è più criminale degli altri), ma il modo in cui affronta questi temi è autentico e originale.

Dal punto di vista sonoro, Scialla semper è un disco meno patinato rispetto alla trap che ha scalato le classifiche negli ultimi anni (Sfera Ebbasta e Ghali, per capirci) e insegue con decisione uno stile sporco, grezzo, con beat storti come quello del brano d’apertura 7 miliardi, frutto della collaborazione tra i Crookers e Nic Sarno. Il pezzo sembra quasi una versione rallentata di Mo bamba di Sheck Wes.

Il resto dell’album in realtà è meno aggressivo, più malinconico, a partire da Ansia, arricchita dal featuring del rapper romano Ugo Borghetti. Sabbie d’oro, il singolo che nel video cita Gomorra di Matteo Garrone, ha un beat quasi old school (merito di Palazzi d’Oriente) e affida la melodia del ritornello a Generic Animal. In Scialla semper invece il rapper se la prende con le forze dell’ordine italiane, denunciando i casi di violenza della polizia. Sullo sfondo, anche se non li cita, ci sono sempre le morti di Stefano Cucchi e Massimo Uva (omaggiato anche nel video di 7 miliardi). Massimo Pericolo ha dato una piccola scossa al mondo del rap italiano.


Madonna, Medellín
Questo è l’anno dell’urbano, il genere in lingua spagnola che mescola reggaeton, pop e rap. Pitchfork l’ha scritto qualche mese fa, a partire dal successo di artisti come Bad Bunny e J Balvin. E Madonna, da sempre una grande detective dello zeitgeist, non poteva farsi sfuggire l’occasione.

Il nuovo singolo di miss Ciccone s’intitola Medellín ed è cantato insieme a Maluma, star della musica colombiana. È un pezzo dal ritmo reggaeton, ma molto meno ballabile di quello che si potrebbe pensare. Anzi, è etereo, rarefatto. La melodia però è ottima e quel sussurrato “One, two, cha cha cha” è un bel tormentone. Sembra l’antipasto dell’ennesima svolta sonora dell’icona pop statunitense, che potrebbe riscattare un lungo periodo di appannamento (gli ultimi tre dischi Hard candy, Mdna e Rebel heart non erano all’altezza della sua fama).

Il nuovo disco di Madonna, Madame X, uscirà a giugno e ha una lista di ospiti niente male, da Quavo dei Migos a Diplo. E poi c’è già la canzone con il titolo perfetto per l’estate: Bitch I’m loca.


Vinicio Capossela, Il povero Cristo
Il primo singolo di Ballate per uomini e bestie, il nuovo album di Vinicio Capossela, è una protest song alla Bob Dylan (non so perché a me viene in mente With God on our side) con la struttura circolare tipica del folk. Il pezzo celebra il mito di Cristo e attraverso la Buona novella sembra voler parlare del presente, della crisi dei migranti e dell’avanzata delle destre nel mondo. Non a caso il video della canzone è stato girato a Riace, la città patria dell’accoglienza un tempo amministrata da Mimmo Lucano.

Alla chitarra, oltre al fidato Alessandro Stefana, c’è un certo Marc Ribot, già in passato al fianco del cantautore di origini irpine. Gli anni passano, ma la voce di Vinicio Capossela resta intensa, autorevole e commovente. Ballate per uomini e bestie uscirà il 17 maggio.


Fontaines D.C., Too real
Punk garage irlandese da Dublino, composto e suonato da cinque ragazzi che pare sappiano stare molto bene sul palco. Dogrel è il loro disco d’esordio, e piace molto alla stampa britannica. Sa un po’ di già sentito, ma non è niente male.


P.S. Playlist aggiornata, buon ascolto!

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