Justin Vernon dei Bon Iver. (Shorefire media)

I Bon Iver possono fare di meglio 

Justin Vernon dei Bon Iver. (Shorefire media)
24 agosto 2019 14:02

Bon Iver, We
Ogni disco dei Bon Iver è legato a una stagione. A dodici anni dal cupo inverno di For Emma, forever ago siamo arrivati all’autunno di i, i, il nuovo album della band statunitense guidata da Justin Vernon. L’autunno è una stagione caotica e introspettiva, a giudicare da buona parte dei brani del disco. Come succedeva nel precedente 22, a million, i pezzi sono ricchi di loop ed effetti pensati per rendere la voce di Vernon spezzettata e poco intellegibile.

Vernon canta della sua ansia, di Donald Trump, di cambiamenti climatici (in Holyfields, che sembra un pezzo di Peter Gabriel), di sua madre (nell’impeccabile singolo pop Hey, ma, nel quale trova un ritornello all’altezza della sua fama). Aggiunge ai suoi brani dallo spirito folk beat di produttori hip hop, fiati e sintetizzatori e si affida a ospiti come Moses Sumney nell’invettiva politica in salsa gospel di U (Man like).

Insomma, i, i è un disco vario e ricco di spunti, ma c’è un problema, lo stesso che si avvertiva in 22, a million. La scrittura di Vernon, se si guarda dietro la cortina fumogena degli ottimi arrangiamenti, non è ispirata come dovrebbe essere. Con l’andare avanti degli ascolti si fa fatica a trovare più di due o tre brani di alto livello. E non basta mettere un assolo di sassofono per rendere interessanti canzoni come Sh’diah. Anche i testi non raggiungono mai le vette introspettive promesse.

L’episodio migliore, oltre a Hey, ma, è We, con quel riff di chitarra obliquo e un’atmosfera enigmatica. In sintesi, i, i è un disco riuscito a metà, con qualche pezzo ottimo e diversi passaggi a vuoto. Viene in mente un altro esempio recente di cut-up sonoro, Anima di Thom Yorke, e il confronto è impietoso, anche se il cantante dei Radiohead agisce in territori più elettronici. Peccato, i Bon Iver possono fare molto di meglio.


Big Thief, Not
Il folk psichedelico dei Big Thief è una delle cose più belle successe in questo 2019. A pochi mesi dall’ottimo U.F.O.F. la band statunitense guidata dalla cantante e chitarrista Adrianne Lenker ha già annunciato il nuovo disco, intitolato Two hands. L’album uscirà a ottobre e il gruppo lo promuoverà con un tour che toccherà anche l’Italia.

Il primo singolo estratto s’intitola Not ed è già stato proposto varie volte dal vivo. È un brano splendido, con un crescendo emotivo e strumentale che resta impresso e un assolo sporco nel finale.


Tlc Fam, Commando
A Internazionale abbiamo a cuore il gqom, la musica elettronica che viene dalle township di Durban, in Sudafrica. Al punto che abbiamo ospitato al festival il producer italiano Nan Kolè, che ha esportato questo genere nel resto del mondo attraverso l’etichetta Gqom Oh!, e Citizen Boy, uno dei giovani e talentuosi autori di questi brani.

La Gqom Oh! ha appena annunciato l’uscita di un nuovo mixtape, che s’intitola Commando e sarà disponibile il 20 settembre. Venti nuovi pezzi da ballare, se si riesce a star dietro al groove martellante del gqom.

Spaza, Magwinya, Mangola neWhite Liver
Restiamo in Sudafrica. Gli spaza sono dei piccoli negozi di fortuna nati durante l’apartehid. Venivano gestiti dai neri nelle township per vendere alle persone beni di necessità quotidiana a prezzi più bassi di quelli ufficiali. Con il tempo però sono diventati anche luoghi d’incontro e aggregazione.

Nel 2015 un gruppo di musicisti locali si è incontrato in uno spaza di Troyeville, un quartiere di Johannesburg, per registrare un album di musica sperimentale. È nato Spaza, un progetto che fonde jazz, musica africana e musica da meditazione. È un’esperienza rigenerante per le orecchie e per lo spirito.


Burna Boy, African giant
Dangote, il primo singolo estratto dal nuovo disco della star nigeriana dell’afro-fusion Burna Boy, è dedicato ad Aliko Dangote, l’uomo più ricco dell’Africa, che grazie al cemento ha accumulato un patrimonio di circa 10,3 miliardi di dollari. Aliko Dangote è famoso per essere un lavoratore instancabile e, secondo Burna Boy, dovrebbe essere un modello per tutti.


P.S. Playlist aggiornata, manca Tlc Fam che non è ancora su Spotify. Buon ascolto!

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