Beck. (Peter Hapak)

Beck prova a stare al passo, ma non ci riesce

Beck. (Peter Hapak)
30 novembre 2019 14:01

Beck, Saw lightning
Beck ha perso un po’ il bandolo della matassa. Il cantautore californiano da sempre cerca di cambiare stile a ogni disco e l’ha fatto anche negli ultimi anni, ondeggiando tra un ritorno alle atmosfere acustiche di Sea change (Morning phase) e concessioni al pop più orecchiabile (Colors).

Il nuovo album Hyperspace s’inserisce nel secondo solco. È un disco di (apparente) disimpegno. Stavolta l’idea di fondo non era neanche malvagia: Beck ha ingaggiato il produttore Pharrell Williams e ha deciso di registrare con lui alcune canzoni. All’inizio l’obiettivo era di fare solo qualche singolo o un ep, ma poi ne è venuto fuori un album.

Hyperspace è fin dal titolo un inno alla fuga giocosa dalla realtà, visto che omaggia i videogiochi dell’Atari, come ha spiegato lo stesso Beck nell’ottima intervista concessa a Claudio Todesco su Rolling Stone. È un disco con arrangiamenti vari e minimalisti, ma poco a fuoco. Alcuni brani però, come Die waiting, più che semplici suonano banali, mentre altri, come Chemical, saltellano da una melodia all’altra senza essere efficaci.

Certo, quando Beck fa il verso a sé stesso nel singolo Saw lightning è divertente. E quando nella seconda parte dell’album omaggia David Bowie in brani come Stratosphere ci ricorda che sa ancora scrivere ottime canzoni. Ma, a conti fatti, Hyperspace è un tentativo vano di suonare ancora giovane e al passo con i tempi.


Calibro 35, Stan Lee (feat. Illa J)
Il nuovo singolo dei Calibro 35 è una delle cose migliori mai fatte dalla band di Milano. Pesca dal funk statunitense, dal rap californiano di Anderson .Paak, dal jazz cosmico alla Sun Ra ma anche da certo jazz britannico più recente (Yussef Kamaal). E ogni tanto tira fuori quelle fughe strumentali un po’ poliziottesche che hanno fatto la fortuna del gruppo agli esordi.

Alla voce del brano, che nel titolo omaggia lo storico fumettista della Marvel Stan Lee, c’è Illa J (ex membro degli Slum Village e fratello minore del rapper e produttore J Dilla). Enrico Gabrielli e compagni sono tra i migliori musicisti italiani in circolazione, la loro carriera parla da sola. E la produzione di Tommaso Colliva è, come sempre, impeccabile. Il nuovo disco dei Calibro 35, Momentum, uscirà il 24 gennaio. Non vedo l’ora.


Grimes, My name is dark
Il 21 febbraio Grimes pubblicherà il suo quinto album, intitolato Miss Anthropocene. Per lei non sarà facile bissare l’album precedente, il geniale Art angels. Nei nuovi pezzi Grimes sembra aver recuperato alla sua maniera una sensibilità ancora più vicina al rock e al metal, accompagnando la sua voce con dei chitarroni che al momento non mi convincono molto. Ma aspettiamo l’opera completa per giudicare.


Subsonica e Cosmo, Disco labirinto
Cosmo è bravo. Lo si capisce dal fatto che ogni volta che mette mano a qualcosa si sente il suo tocco, la sua personalità, il suo gusto. Affrontare un classico come Disco labirinto, pubblicato nel 1999 in Microchip emozionale, non era semplice.

Cosmo però ha fatto quello che sa fare meglio, quasi con sfrontatezza. Ha tirato fuori tutta l’anima da club del brano, liberando a briglia sciolta cassa e sintetizzatori. Sembra quasi di ascoltare un’appendice di Cosmotronic.

Microchip temporale, la rivisitazione del disco dei Subsonica che la band torinese ha realizzato insieme alla “nuova leva” della musica italiana (Coma_Cose, Motta, Achille Lauro, Coez e altri) è un’operazione riuscita a metà, con alcuni episodi riusciti (in Tutti i miei sbagli per esempio Motta dimostra ancora una volta di avere una voce fuori dal comune) e altri meno (Il mio D.J. con Lauro non funziona). Ma Discoteca labirinto da sola giustifica l’intero progetto.


Leonard Cohen, Happens to the heart
Thanks for the dance è davvero l’ultimo disco di Leonard Cohen, il commiato definitivo dopo il capolavoro You want it darker. Non ce ne saranno più altri, a meno di sorprese clamorose. L’album è stato registrato da suo figlio, Adam, che è partito da alcuni brani rimasti incompiuti durante le session di You want it darker e li ha terminati con l’aiuto di Beck, Feist, Damien Rice e altri artisti.

Cohen al tempo delle registrazioni era bloccato a letto e in preda al dolore, ma suona calmo come non mai, consapevole di essere nel momento di passaggio tra la vita e la morte. Commovente.


P.S. Playlist aggiornata, buon ascolto!

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