Il 1994 è l’anno del genocidio del Ruanda e della fine dell’apartheid in Sudafrica. Il giovane Pieter Hugo apprese le due notizie in tv a casa dei suoi genitori, a Johannesburg. Sconvolto da quello che stava accadendo, il fotografo sudafricano partì per il Ruanda, un paese in cui è tornato nei vent’anni successivi. Il suo obiettivo era quello di raccontare le conseguenze politiche e sociali di quel massacro.

Nel 2014, inviato per la rivista The Hague, cominciò a fare una serie di ritratti ai bambini e ai ragazzi che incontrava, soprattutto nelle scuole, o per le strade, quando si avvicinavano a lui, incuriositi dalla sua attrezzatura e dal suo lavoro. “Quando sono tornato nel mio studio per vedere quei ritratti, ho capito che erano le foto più interessanti che avevo scattato fino a quel momento”, ha spiegato Hugo.

I suoi ritratti, scattati tra il 2014 e il 2016, in Ruanda e in Sudafrica, sono il racconto di una parte fondamentale della storia africana, vista attraverso gli occhi di coloro che sono nati all’ombra della violenza, ma anche del cambiamento.

1994 è il nome che Hugo ha dato al suo progetto, che sarà esposto alla galleria Yossi Milo di New York fino all’11 marzo 2017.

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