Sarya posa con un lanciagranate. Makhmur, nel Kurdistan iracheno, marzo 2015. (Joey Lawrence)

Una voce per i curdi

10 luglio 2019 16:56

“Ho cominciato a interessarmi alla fotografia quando ero bambino. Tutti i fotografi che mi piacevano avevano documentato dei conflitti”, racconta Joey Lawrence, che dal 2015 lavora a un progetto sui combattenti curdi.

“Volevo fare qualcosa di diverso rispetto a quello che avevo visto”, spiega Lawrence. “Sentivo che il pubblico era stanco di vedere le foto di guerra. Succede soprattutto quando si tratta di immagini legate a eventi lontani da noi. Così ho pensato di usare la forma del ritratto. E sono stato al fianco dei guerriglieri che combattevano in Iraq e in Siria contro i miliziani del gruppo Stato islamico”.

Ne è nato il libro We came from fire: Kurdistan’s armed struggle against Isis, che raccoglie i ritratti scattati da Lawrence con una macchina fotografica in medio formato, un’analisi storica del conflitto e della nascita delle milizie curde, e le note tratte dal suo diario sul campo.

“Questi combattenti sono fratelli, sorelle, ex studenti universitari e rifugiati che sono stati costretti a fuggire dalle loro case e poi hanno deciso di lottare contro un nemico comune”, dice Lawrence.

Con il trattato di Losanna del 1923 i territori abitati dalla popolazione di etnia curda furono divisi tra quattro paesi. Oggi il Kurdistan è una regione che si estende per quasi 400mila chilometri quadrati a cavallo tra Turchia, Siria, Iran e Iraq. I curdi sono in lotta da decenni per il riconoscimento del loro diritto all’autodeterminazione, ma solo le zone del Kurdistan iracheno e di quello siriano godono di forme di autonomia.

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