La persecuzione della giornalista filippina Maria Ressa non dovrebbe solo far inorridire i suoi connazionali e i suoi colleghi nel resto del mondo. La condanna per diffamazione che potrebbe costare a Ressa e a un altro giornalista fino a sei anni di prigione è stata architettata per mettere a tacere la stampa. Ma la sua eco dovrebbe diffondersi in tutto il paese e oltre, perché rientra in un più ampio attacco alla democrazia. Dopo aver rovesciato una dittatura più di trent’anni fa, ora le Filippine stanno regredendo sotto un presidente autoritario, Rodrigo Duterte. La sua brutale “guerra alla droga”, che ha portato a migliaia di esecuzioni extragiudiziali, è stata accompagnata da un’incessante campagna contro chiunque lo critichi. Il mese scorso l’emittente Abs-Cbn è stata costretta a interrompere le trasmissioni perché la sua licenza non è stata rinnovata. Rappler, il sito di notizie diretto da Ressa, ha già subìto aggressioni verbali da parte di Duterte, varie indagini, accuse di frode fiscale e la revoca della licenza.
Le Filippine hanno firmato dei trattati che vietano di punire la diffamazione con il carcere. L’articolo per cui Ressa è stata condannata, che parla di presunti legami tra un uomo d’affari e un giudice, non è stato scritto da lei ed è stato pubblicato anni fa, prima dell’approvazione della legge sulla diffamazione attraverso internet. Come ha dichiarato Ressa, questo è un momento cruciale per il giornalismo e per la democrazia. Il parlamento filippino ha appena approvato una legge antiterrorismo che permette la sorveglianza, l’arresto senza mandato e la detenzione di chiunque sia considerato sospetto.
Se avessero un altro presidente, gli Stati Uniti farebbero pressioni su Manila per il caso Ressa. Ma Donald Trump ama i leader autoritari e giustifica le violazioni della libertà di stampa, che sono in aumento in tutto il mondo. Se Washington resta in silenzio, gli altri paesi devono schierarsi, anche perché questa vicenda ha implicazioni preoccupanti al di fuori delle Filippine. Se a Duterte verrà lasciata mano libera, altri leader prenderanno nota. Senza la libertà di stampa è impossibile proteggere altre libertà: i cittadini non possono sapere cosa viene fatto in loro nome. I giornalisti sono presi di mira perché suonano l’allarme. Non devono essere messi a tacere. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1363 di Internazionale, a pagina 17. Compra questo numero | Abbonati