La plastica è un materiale artificiale, cioè non esiste in natura, ma questo non impedisce alla natura d’interagire con essa. Decine di studi dimostrano, per esempio, che quando la plastica finisce in mare molti microrganismi sono pronti a colonizzarla. Se da un lato le colonie oceaniche possono contribuire a distruggerla, dall’altro sono anche focolai di geni resistenti agli antibiotici. E, a quanto pare, qualcosa di simile succede anche negli angoli nascosti delle nostre case.

Lei Wang e i suoi colleghi dell’università Nankai a Tianjin, in Cina, avevano questo sospetto e, per confermarlo, hanno cominciato a raccogliere le prove in un condominio della città. I ricercatori erano interessati alle minuscole particelle di plastica che si staccano dalle fibre sintetiche come poliestere e nylon, presenti negli indumenti e nelle stoffe, e si accumulano in casa sotto forma di polvere. Wang era convinto che anche queste microplastiche fossero colonizzate da batteri potenzialmente portatori di geni resistenti agli antibiotici.

chiara dattola

Scope sterilizzate

I ricercatori hanno scelto dieci appartamenti, tutti con un unico abitante maschio, senza moquette e con struttura simile. Dopo aver raccolto la polvere nelle camere da letto usando scope sterilizzate, hanno portato i campioni in laboratorio per valutare la presenza di microplastiche, batteri e geni resistenti agli antibiotici.

In un articolo pubblicato sulla rivista statunitense Environmental Science and Technology, i ricercatori affermano di aver rilevato 21 tipi di microplastiche, la maggior parte provenienti da poliestere e nylon. Grazie al dna estratto dai microbi, hanno identificato 1.385 generi di batteri e 18 geni associati alla resistenza agli antibiotici.

Le analisi hanno dimostrato che le abitazioni con polvere ricca di microplastiche avevano comunità di batteri diverse da quelle con polvere che ne conteneva di meno. Ma, soprattutto, è emerso chiaramente che i geni resistenti agli antibiotici erano più diffusi quando c’era abbondanza di microplastiche.

Da sapere
Respirare microplastiche

◆Secondo uno studio condotto dal programma televisivo Good morning Britain in collaborazione con l’università di Portsmouth, nel Regno Unito, ogni giorno i componenti di una famiglia media inalano in casa tra duemila e settemila particelle di microplastiche. “Questo significa che potenzialmente inaliamo o ingeriamo fino a 1,8 milioni di particelle di microplastiche all’anno, che potrebbero causare danni irreversibili al nostro organismo”, afferma Anoop Jivan Chauhan, direttore di ricerca e innovazione del Portsmouth hospitals Nhs trust. Forbes


Il motivo per cui i microbi che convivono con la plastica hanno più probabilità di essere portatori di geni resistenti agli antibiotici è ancora sconosciuto. È possibile che siano le microplastiche stesse a indurre i batteri a sviluppare questo tratto. Ma secondo i ricercatori è più probabile che i ceppi batterici capaci di convivere con la plastica abbiano anche, per puro caso, una predisposizione a sviluppare una resistenza agli antibiotici.

A sostegno di questa tesi Wang ricorda che i proteobatteri, noti per la loro alta resistenza agli antibiotici, sono molto diffusi nelle microplastiche degli oceani. I membri di questo phylum sono risultati anche i più comuni tra le fibre di poliestere e nylon trovate nelle abitazioni. Questo suggerisce che, oltre a cambiare le comunità batteriche presenti in mare, la plastica sta cambiando anche quelle presenti nelle case. Non è ancora chiaro quanto ciò costituisca una minaccia per la nostra salute, ma sicuramente bene non fa. ◆ sdf

Questo articolo è uscito sul numero 1436 di Internazionale, a pagina 103. Compra questo numero | Abbonati