Il crollo della piattaforma di ghiaccio Conger, in Antartide orientale, coincide con una fase di temperature molto al di sopra delle medie stagionali nelle regioni polari. Apparentemente il fenomeno si deve a un “fiume atmosferico” che avrebbe intrappolato il calore sul continente. Le piattaforme sono lastre di ghiaccio galleggianti, senza le quali i ghiacciai sulla terraferma scorrono più rapidamente verso il mare. È normale che perdano massa, ma il crollo di un’intera piattaforma è un evento molto raro. Questo è stato uno dei crolli più significativi in Antartide orientale dall’inizio del nuovo millennio.

L’evento non provocherà un importante innalzamento del livello dei mari, ma è un’anticipazione di quello che succederà nei prossimi decenni a causa del cambiamento climatico provocato dall’uomo. Le regioni polari si stanno riscaldando molto più rapidamente rispetto alla media globale. Un’altra prova di questo fenomeno è l’aumento degli incendi nell’Artico. Man mano che la temperatura sale, si staccheranno piattaforme sempre più grandi, minacciando milioni di abitanti delle aree costiere.

Nel frattempo nella Grande barriera corallina australiana c’è stato un altro drammatico sbiancamento, che ha coinvolto 1.200 chilometri di coralli. L’evento è particolarmente allarmante perché è la prima volta che uno sbiancamento così grande avviene in corrispondenza del fenomeno atmosferico detto “la Niña”, che di solito riduce le temperature oceaniche. Dal 1998 l’aumento delle temperature ha già causato cinque sbiancamenti. Nel giro di 24 ore il pianeta ha confermato di essere sottoposto a uno stress enorme. È l’ennesima dimostrazione che la crisi climatica prosegue e che la nostra risposta è drammaticamente insufficiente. ◆ as

Questo articolo è uscito sul numero 1454 di Internazionale, a pagina 19. Compra questo numero | Abbonati