A Sokoto, in Nigeria, il 13 maggio Deborah Samuel, una studente universitaria, è stata lapidata in pieno giorno dai compagni di corso che l’accusavano di blasfemia. Samuel si era lamentata dei troppi messaggi religiosi che circolavano sulla chat degli studenti. I suoi assassini hanno pubblicato sui social network il video dell’omicidio, vantandosi di quello che avevano fatto. In poche ore le immagini hanno circolato in rete in maniera indiscriminata, suscitando i commenti più vari. “Per alcuni gli assassini sono la feccia dell’umanità, per altri degli eroi”, racconta The Continent, mettendo in evidenza come la vicenda abbia acuito le tensioni tra cristiani e musulmani. Allo stesso tempo, scrive il giornale, è partita una campagna di disinformazione, fatta di notizie false su gravi discriminazioni e violenze subite dai musulmani nigeriani, il cui obiettivo era far passare in secondo piano le responsabilità degli aguzzini di Samuel. Finora sono state arrestate solo due persone in relazione all’omicidio. A Sokoto ci sono state manifestazioni per chiederne la liberazione. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1462 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati