Nel 1768 la nave oceanografica britannica Hms Endeavour fu inviata a Tahiti per assistere al transito di Venere davanti al Sole. Ma un obiettivo non dichiarato della spedizione era promuovere la colonizzazione dell’Australia e della Nuova Zelanda. È uno degli esempi fatti da Nature per illustrare il razzismo che per secoli ha caratterizzato l’attività scientifica. I dominatori bianchi hanno impedito ai popoli indigeni di partecipare alla ricerca scientifica, che spesso è stata usata per sostenere tesi discriminatorie. La rivista britannica ha quindi deciso di attivarsi contro “l’eredità tossica del razzismo”, pubblicando una raccolta di articoli che sottolinea gli ostacoli ancora oggi affrontati da molti ricercatori, per esempio quelli di origine africana o appartenenti a minoranze etniche. Il razzismo è presente anche in un campo come l’intelligenza artificiale: nei sistemi di riconoscimento facciale il tasso di errore è più alto se la persona ha la pelle scura. Un altro esempio sono i saturimetri, gli strumenti che misurano il livello di ossigeno nel sangue: la lettura dei valori nei soggetti con pelle scura è meno accurata. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1484 di Internazionale, a pagina 105. Compra questo numero | Abbonati