In un cortometraggio di animazione ambientato nel 2071 in Pakistan, la legge considera reato qualsiasi espressione del volto che non sia un sorriso. Il futuro immaginato nel corto Shehr-e-tabassum mostra un paese in cui “la libertà d’espressione è repressa nel nome dell’ordine sociale, della stabilità e della pace”, ha scritto il regista Arafat Mazhar. Creato dai Puffball studios, Shehr-e-tabassum è diventato il primo film animato in urdu di un genere molto popolare, come la fantascienza, capace d’innescare un dibattito sulla natura della società contemporanea.

Isma Gul Hasan, direttrice creativa di Shehr-e-tabassum, grazie al corto si sente parte di un movimento di attivisti. “La distopia prende spunto dalla realtà”, ha detto. “L’oppressione e la censura in Shehr-e-tabassum sono situazioni in cui è molto facile immedesimarsi”.

Aderente alla realtà

Swipe, il secondo film dei Puffball studios, selezionato al festival di Annecy, in Francia, segue un bambino in una società ossessionata dalle condanne a morte emesse tramite un’app che affida agli utenti i verdetti religiosi. L’inquietante narrazione futuristica di Swipe è molto più vicina alla realtà di quanto ci si potrebbe aspettare. Basta vedere le folle che si radunano nelle strade per accusare di blasfemia Aurat, la marcia delle donne organizzata per chiedere un migliore sistema sanitario, la parità dei salari e la fine della violenza contro le donne.

“Scriviamo una distopia, ma i conflitti che descriviamo sono vicini ai comportamenti e agli eventi che accadono nel paese”, ha affermato Mazhar, aggiungendo che per le condanne presentate dalla finta app iFatwa “si è ispirato a eventi realmente accaduti”.

In Pakistan la fantascienza moderna è associata all’occidente. Molti artisti locali stanno tuttavia cercando di reinventare questo rapporto. Nudrat Kamal, insegnante di letterature comparate all’Institute of business administration di Karachi, ha scritto sul quotidiano pachistano Dawn un lungo articolo sull’argomento. “Gli studiosi di letteratura hanno osservato che l’ascesa della fantascienza come genere letterario è coincisa con il culmine dell’imperialismo occidentale, e questo rende le sue origini vicine al colonialismo e alle sue ideologie”. Gli autori pachistani però stanno rimettendo in discussione questi concetti.

Shehr-e-tabassum (Puffball Studios)

Storie tradizionali come Ainak wall jin (Il fantasma con gli occhiali) di Hafeez Tahir, i viaggi nel tempo di Roshni ki raftar (Velocità della luce) di Qurratulain Hyder e Samandar ki chori (Il ladro del mare) di Asif Farrukhi, che immagina una Karachi in cui è sparito il mare, partono dalla tradizione orale e continuano a segnare l’infanzia di generazioni di pachistani. In realtà, come altri generi di narrativa, anche la fantascienza ha sempre offerto una piattaforma per il dibattito sociale, anche se non intenzionalmente. Ciò che oggi appare diverso è che molti scrittori pachistani ne stanno attivamente usando il potere.

“Gli scrittori di fantascienza hanno criticato qualsiasi cosa, dall’autoritarismo alla violenza patriarcale, dal cambiamento climatico al ruolo giocato dalle aziende e dalla tecnologia nella società”, afferma Kamal. Tuttavia, aggiunge, in Pakistan la fantascienza è spesso trattata come genere per un pubblico immaturo e le persone rimangono un po’ diffidenti. Questo però non ha impedito alla scrittrice Sidra F. Sheikh di “sovvertire completamente tutto ciò che accettiamo o riteniamo dominante”, per dirla con le sue parole. Nel suo romanzo The light blue jumper un alieno azzurro chiaro e calvo di nome Zaaro Nian finisce in mezzo a un conflitto interplanetario quando il vascello che usa per lavorare si scontra con una nave ribelle. Il racconto, che a tratti si fa satirico, offre una critica feroce della società pachistana contemporanea. “La mia civiltà aliena vede la rotondità delle forme come un indice di bellezza. Più il blu della pelle è profondo, più è considerato nobile. Ci sono persone grate di poter vivere un’esistenza misera al servizio di una potenza coloniale, e per grate intendo entusiaste”, spiega Sheikh.

In Pakistan la discriminazione e il body _ shaming _sono dilaganti. Le donne con la pelle più scura o con un fisico più robusto spesso subiscono discriminazioni spudorate non solo sul lavoro ma, per esempio, nelle proposte di matrimonio. “Quando le cose sono presentate fuori dal loro contesto riusciamo a vedere l’assurdità di quello che diamo per scontato e riteniamo inevitabile”, dice Sheikh.

Conquistare il pubblico

Per la scrittrice Bina Shah, la lettura del Racconto dell’ancella di Margaret Atwood non ha fatto che confermare questo concetto. “Il modo in cui vivono le donne pachistane è già una distopia femminista”, ha detto. “Un racconto come quello di Atwood può essere un modo per mettere in evidenza gli squilibri nella nostra società, come le discriminazioni di genere”, ha proseguito Shah. Con il romanzo Before she sleeps Shah indaga proprio il controllo patriarcale sulla fertilità e sulla fecondità femminile.

In letteratura sono le parole a definire il racconto. Swipe invece è un corto senza dialoghi, un’assenza che ha finito per amplificare il suo messaggio. “Ogni aspetto dei nostri film è un’espressione creativa di una critica alla società”, afferma Mazhar. E questa espressione creativa “va oltre l’ironia e accoglie l’introspezione insieme alla protesta”.

Scelte come questa, basate sul confondere i confini tra finzione e realtà, hanno reso il riconoscimento internazionale di Swipe una vittoria per i sostenitori dei diritti umani in Pakistan. Il film infonde nuova vita a lotte che vanno avanti da decenni. Forse però il valore attribuito a un film acclamato in tutto il mondo è a suo modo paradossale, come suggerisce Shah: “Ho notato che se un lavoro di fantascienza – un racconto, un romanzo – ha successo all’estero, tende a passare inosservato in Pakistan”.

C’è però uno sforzo per modificare questa dipendenza dal successo internazionale e incoraggiare artisti e scrittori pachistani a produrre opere pensate per un pubblico pachistano. Un ottimo esempio è il premio Salam, che dà visibilità a scrittori di fantascienza e di romanzi fantasy in Pakistan e contribuisce a far entrare queste opere nella letteratura popolare. Uno dei fondatori del premio, lo scrittore Usman Malik, ha detto che l’obiettivo è “nutrire un modo di scrivere immaginifico e audace”: “Intorno al premio si sta creando una comunità di autori con le stesse idee. Speriamo che abbiano innanzitutto il coraggio di sognare in una direzione, poi di ribellarsi contro quella direzione: questo è il modo migliore per sperimentare”. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati