Le proposte della Commissione europea contro il rincaro del gas deluderanno alcuni governi. Un price cap comunitario, un tetto massimo stabilito al prezzo di acquisto, non figura nella lista, al contrario di quanto aveva chiesto più della metà degli stati europei. Bruxelles si limita a suggerire la possibilità di introdurre un limite al prezzo del gas in casi estremi e per breve tempo. E solo se i governi saranno d’accordo e se il provvedimento non scoraggerà i fornitori. Questa tiepida proposta sembra più un contentino per i sostenitori del price cap che un intervento sostanziale. Ed è giusto così. Perché un vero e proprio tetto al prezzo metterebbe a rischio la sicurezza delle forniture all’Unione europea. Da un lato una quotazione artificialmente ribassata farebbe salire la domanda, mentre l’Europa deve urgentemente risparmiare. Dall’altro, se Bruxelles dovesse improvvisamente imporre prezzi più bassi per legge, i paesi fornitori potrebbero semplicemente spedire le loro navi cisterna cariche di gas naturale liquido da qualche altra parte.

La Commissione ha avanzato una proposta molto più sensata, secondo la quale gli stati europei dovrebbero in futuro fare insieme una parte degli ordini di gas e trattare collettivamente con i paesi fornitori invece di competere tra loro. In questo modo potrebbero spuntare prezzi più convenienti. Questa misura punta a evitare che si ripeta la follia di quest’estate, quando la Germania ha comprato tutto il gas disponibile sul mercato per riempire velocemente le sue riserve, senza coordinarsi con i partner europei. I prezzi sono schizzati alle stelle. Inoltre il governo tedesco si era rifiutato di fare acquisti congiunti con il resto dell’Unione. Per fortuna Berlino ha cambiato idea e ora sostiene l’iniziativa della Commissione. Meglio tardi che mai. ◆ mp

Questo articolo è uscito sul numero 1483 di Internazionale, a pagina 21. Compra questo numero | Abbonati