Mentre molti paesi europei accolgono gli ucraini in fuga dalla guerra, le recenti accuse contro un’associazione per la difesa dei migranti a Roma ci ricordano che i sentimenti di ostilità verso l’immigrazione sono ancora vivi in tutta Europa. Andrea Costa, presidente dell’associazione romana Baobab experience il 3 maggio 2022 è stato assolto dall’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, una forma di traffico di esseri umani. Costa e due volontari di Baobab rischiavano fino a diciotto anni di carcere perché nel 2016 avevano comprato dei biglietti del pullman ad alcuni migranti africani che erano a Roma e volevano raggiungere Ventimiglia. Un giudice ha assolto Costa e i suoi collaboratori stabilendo che “il fatto non sussiste”.

L’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina dimostra quanto le autorità italiane e di altri paesi europei considerino ancora l’assistenza umanitaria un potenziale reato.

La direzione investigativa antimafia sosteneva che l’acquisto dei biglietti costituisse la prova di un traffico di esseri umani

Negli ultimi sette anni più di un milione di persone ha attraversato il Mediterraneo per fuggire dalla violenza e dall’instabilità politica ed economica che segnano l’Africa e il Medio Oriente, nella speranza di trovare un rifugio in Europa. Il flusso di persone provenienti dall’Ucraina rappresenta il più recente (e il più consistente) movimento migratorio nel vecchio continente dalla seconda guerra mondiale.

Nel 2015 il forte aumento degli arrivi mise alla prova la politica dell’Unione europea sull’accoglienza, rafforzando le tendenze razziste e contro l’immigrazione in tutto il continente. Negli anni successivi i paesi dell’Unione hanno ridotto le operazioni di soccorso in mare, lasciando che migliaia di persone annegassero. Nel frattempo il numero di migranti senza un alloggio è cresciuto in tutto il continente. In Italia alcuni scelgono di vivere in strada invece che negli affollati centri di accoglienza, che in più di un caso hanno avuto legami con la criminalità organizzata.

Tempi lunghi

La politica dell’Unione europea stabilisce che i migranti devono presentare domanda d’asilo nel primo paese europeo in cui arrivano. Per molti di loro questo paese è l’Italia. Qui sono sistemati nei centri di accoglienza mentre le autorità esaminano la loro pratica. All’interno di queste strutture ricevono i pasti e l’assistenza di base, ma hanno poche possibilità di trovare un lavoro e di integrarsi. Il procedimento per esaminare una richiesta di asilo è molto lento e i migranti spesso passano anche due anni nei centri prima di scoprire se hanno ottenuto una protezione legale e possono restare in Europa.

Nel 2016 Medici senza frontiere denunciava che almeno diecimila migranti vivevano in insediamenti informali sparsi per l’Italia. Il lavoro delle organizzazioni umanitarie è indispensabile per soddisfare le necessità fondamentali di queste persone, in un contesto in cui le autorità locali e nazionali sono incapaci di farlo.

Nel 2016 Baobab experience aveva formato un campo non autorizzato in via Cupa, a Roma, con tende per chi non aveva una sistemazione e i volontari che portavano pasti gratuiti e garantivano assistenza medica e legale. Nell’ottobre di quell’anno la polizia ha fatto sgombrare il campo, lasciando i migranti senza un posto dove andare: i centri di accoglienza di Roma erano già sovraffollati e così nove persone provenienti dal Ciad e dal Sudan decisero di raggiungere un campo profughi della Croce Rossa a Ventimiglia, al confine con la Francia. Costa e altri due volontari comprarono per loro i biglietti del pullman diretto a Genova. Un volontario li accompagnò fino al capoluogo ligure e da lì a Ventimiglia.

La direzione investigativa antimafia, che dal 2013 gestisce i casi legati al traffico di migranti, sosteneva che l’acquisto dei biglietti era la prova di un traffico di esseri umani. Per questo i magistrati romani avevano accusato Costa e i suoi colleghi di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I volontari di Baobab non hanno ottenuto alcun guadagno dall’operazione né hanno trasportato i migranti attraverso i confini nazionali. Tuttavia secondo la legge italiana i magistrati non sono tenuti a dimostrare che c’è stato un profitto prima di formulare l’accusa di traffico di esseri umani.

Negli ultimi anni le autorità locali e nazionali in Francia, Italia e a Malta hanno portato avanti dei processi contro le organizzazioni che forniscono assistenza umanitaria ai migranti.

In Italia alcuni equipaggi delle navi delle ong che si erano rifiutate di firmare il codice di condotta raccomandato dal governo (che autorizza agenti di polizia armati a salire a bordo delle imbarcazioni) sono stati accusati di collaborare con i trafficanti. Questo orientamento politico ha prodotto una cultura dell’incertezza in cui chi fa assistenza umanitaria rischia di finire sotto processo. Altri casi confermano questa tendenza.

In Grecia il cittadino irlandese Seán Binder e la rifugiata siriana Sarah Mardini devono affrontare una lista di capi d’accusa (tra cui riciclaggio di denaro, spionaggio e traffico di esseri umani) per aver aiutato i migranti per conto dell’organizzazione greca di ricerca e soccorso Emergency response center international. L’assoluzione del presidente e dei volontari di Baobab arriva in un momento in cui stanno emergendo tutte le contraddizioni a proposito di chi merita l’accoglienza dell’Europa. Ad aprile Costa e un gruppo di volontari sono tornati in Italia dalla Moldova, portando con sé diverse persone in fuga dall’Ucraina. “Abbiamo attraversato cinque frontiere con il sorriso e l’applauso delle autorità”, ha raccontato Costa in una conferenza stampa organizzata il 21 aprile. Poche settimane dopo Costa rischiava di finire in carcere per aver comprato dei biglietti per alcune persone provenienti dal Sahel.

La vicenda francese

Alcune organizzazioni per la difesa dei migranti stanno sottolineando questa disparità di trattamento e chiedono che le autorità italiane siano considerate responsabili di aver determinato la morte dei migranti in mare.

Il leader della Lega Matteo Salvini sta affrontando un processo a Palermo con l’accusa di sequestro di persona per aver tentato nel 2019 di chiudere i porti a una nave impiegata nel soccorso in mare. Secondo l’accusa, la politica dei “porti chiusi” introdotta da Salvini ha impedito all’imbarcazione dell’ong Open Arms di portare in salvo i migranti soccorsi in mare, tenendoli in ostaggio al largo delle coste siciliane. Diverse associazioni per la tutela dei migranti si sono costituite parte civile nel processo contro Salvini.

La vicenda di Costa va ad aggiungersi ad altri casi recenti in Europa che hanno coinvolto le organizzazioni umanitarie e si sono conclusi con l’assoluzione degli imputati. In Francia Cédric Herrou, agricoltore accusato di traffico di esseri umani per aver dato viveri e assistenza ai migranti in transito tra il confine italiano e quello francese, è stato assolto nel 2018.

Le autorità italiane hanno indagato sulla cittadina tedesca Carola Rackete, capitana della nave di soccorso Sea ­Watch, ma alla fine il caso è stato archiviato. Rackete era stata arrestata nel 2019 dopo l’ingresso non autorizzato della sua nave in acque italiane per far sbarcare quaranta migranti nel porto di Catania.

Esiti come questi alimentano le speranze per i diritti dei migranti e l’operato delle organizzazioni di soccorso. Ma le accuse inviano comunque un messaggio politico più ampio: non tutta l’assistenza è benvenuta. ◆ as

Questo articolo è uscito sul numero 1461 di Internazionale, a pagina 39. Compra questo numero | Abbonati