La leggerezza con cui Pietro Scarnera ha composto questa atipica biografia del grande scrittore sopravvissuto ad Ausch­witz va in senso contrario alla leggerezza contemporanea, se la intendiamo come vacuità, immaturità, inconsistenza interiore. Ed è opposta a una tendenza del fumetto d’autore contemporaneo, che abbonda in opere didattiche piatte, didascaliche, con un uso pesante e ridondante del testo nella tavola, visivamente prive di profondità e di empatia. Invece qui il segno è delicato, le immagini permettono di partecipare e l’insieme è avvolto da un sottile ma pervasivo onirismo. È quanto basta per giustificare la riedizione di questo titolo già uscito per Comma 22 e premiato al festival di Angoulême. Ma non conformandosi con facilità all’immediatezza del fumetto, altro fattore che limita tanta graphic novel didattica, Scarnera ha capito anche la forza intrinseca al segno grafico, come dimostrano alcune sequenze e il disegno di copertina, che ritraggono delle sculture in filo di rame dello scrittore. Il filo di rame diventa un segno grafico sottile e leggero che ha una sua poesia e una sua forza, speculare a Primo Levi, che sembrava trarre forza dalla propria fragilità, come nota Marco Belpoliti nella prefazione. Una delle molte qualità di un’opera che sembra permeata dal pudore torinese che era proprio all’autore raccontato.

Francesco Boille

Questo articolo è uscito sul numero 1451 di Internazionale, a pagina 90. Compra questo numero | Abbonati