Jo Squillo batte Forza Nuova dieci a zero. Tanto odiosi e novecenteschi gli assalti dei fascisti, quanto apprezzabile e originale l’impresa della cantante e conduttrice: portare la politica dentro la casa del Grande fratello (Canale 5). Lo fa prima indossando il burqa per protestare contro i taliban, e vederla così vestita in mezzo alle colleghe glitterate, fa un po’ sorella di Marina Abramo­vić, poi proclama lo sciopero della fame per sostenere Chico Forti, detenuto da anni in Florida in seguito a un processo discutibile. Il parterre non aiuta, forse non coglie manco l’oggetto della sua lotta, il conduttore Alfonso Signorini stigmatizza iniziative estranee allo spirito asettico del programma, ma Squillo l’ostinata porta a casa un risultato. Forti le scrive una lettera accorata, definendola la sua “fenice mediatica” e allega una dichiarazione del ministro Di Maio, pronto a ridiscutere l’estradizione. Squillo la nonviolenta si commuove. I concorrenti fanno cerchio e plaudono a ciò che ora, anche ai loro occhi, appare avere senso. Poche le agenzie battute, la cronaca dalle piazze appanna l’iniziativa, ma Squillo la radicale conquista un primato nella storia dei reality. Ci andò vicino un altro concorrente, Filippo Nardi, diverse edizioni fa. Spaccò mezzo arredo della casa contro la mancata fornitura di sigarette. Pensavamo fosse un benvenuto rigurgito luddista, era tabagismo (ma chi siamo noi per stabilire i confini dei diritti?). ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1432 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati