Abbarbicato al ventilatore, mando mia figlia piccola a fare la spesa. La armo di qualche banconota, di una lista e la seguo telepaticamente per governare traffico stradale, molestatori e altre calamità. Si compie così il primo rito d’iniziazione: per lei, che fa una cosa da adulta, e per me, non so bene se da sfruttatore o da genitore consapevole. Hajimete no otsukai (La prima commissione, ora su Netflix con il titolo Old enough!) è un programma che appassiona i giapponesi da trenta e più stagioni: ispirato a un libro illustrato del 1976, vede un bambino tra i due e i sei anni intraprendere una missione in autonomia, portare il pasto ai nonni o i vestiti in lavanderia, in piccoli centri urbani, seguito da una troupe mimetizzata. Una voce fuori campo commenta con tono leggero e complice le gesta dei bambini. Non è una candid camera, non si cerca l’effetto buffo o il prodigio, ma è una limpida osservazione di quanto i bambini (almeno quelli selezionati) siano determinati e ingegnosi. Al fascino del piccolo vagabondo si aggiunge il rispecchiamento dell’adulto, educato dagli eventi a ritagliarsi un posto ai margini della storia. Una lezione da estendere alla vita. In Italia ne trasmettemmo una nostra versione, Mi raccomando… fai attenzione!, che già dal titolo tradiva lo spirito del racconto nipponico: le paturnie del genitore al centro, il mondo come pericolo e una spruzzatina di senso di colpa per il pargolo. Andò male. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1468 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati