Tra gli eventi che hanno contribuito a produrre il mondo in cui viviamo, ci sono le due guerre dell’oppio combattute tra Regno Unito e Cina a metà dell’ottocento.

Per pareggiare la loro bilancia dei pagamenti con la Cina, condizionata dal crescente consumo di tè, i britannici avevano cominciato a importarvi l’oppio bengalese. Nel 1839, al fine di contrastare questo traffico, l’imperatore Daoguang e il suo funzionario Lin Zexu decisero di farsi consegnare ventimila casse dello stupefacente e distruggerle. Allora cominciarono gli scontri, il cui esito vantaggioso per il Regno Unito, fu determinante per la penetrazione commerciale europea.

Oggi in Cina quei momenti sono considerati l’inizio del “secolo della vergogna”, il periodo di sottomissione agli stranieri riscattato dalla rivoluzione. Anche per questo è difficile farne la storia. Questo libro, basato su un’ampia letteratura che ha scavato nelle fonti occidentali e cinesi, riesce nell’impresa.

La storica Julia Lovell racconta come si consumava l’oppio in Cina, da dove venivano e in cosa credevano i protagonisti del conflitto (di cui offre ritratti memorabili), quanta componente d’improvvisazione ci fu da entrambe le parti, e spiega come in origine non ci si rese conto che quelle che allora apparivano come schermaglie di confine sarebbero diventate eventi fondanti della memoria nazionale. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1455 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati