Il 21 luglio scorso è morto improvvisamente Luca Serianni, linguista, studioso dell’italiano, della sua grammatica, del suo lessico, professore capace di appassionare generazioni di studenti a una materia con un fascino non immediato come la storia della lingua italiana.

Serianni riusciva a farlo attraverso lezioni che a lungo fondò su un’analisi sistematica, parola per parola, del primo canto della Commedia di Dante, in cui mostrava da dove derivava ogni singolo lessema. Nelle sue Lezioni di grammatica storica italiana (Bulzoni), si legge: “nel < latino tardo (Ĭ)N ĬLL Ŭ(M); da notare l’apocope in nello > nel”. E poi: “mezzo < lat. MĚDIŬ(M)”. Per proseguire con del, cammin, di, nostra e così via.

Per farsi un’idea dello stile garbato e ironico con cui riusciva a trasmettere conoscenza è utile questa sua antologia commentata di poesie italiane, scritte da autori che vanno dal duecento (Giacomo da Lentini, Cielo d’Alcamo, Guido Guinizelli) fino alla sua generazione (era nato nel 1947) come Magrelli, Cavalli, Frabotta.

Componimenti e autori notissimi si alternano a testi meno conosciuti, tutti preceduti da cappelli introduttivi in cui Serianni dà informazioni sui vari poeti e approfitta per segnalare fenomeni linguistici, metrici e retorici (dalla rima alla siciliana alla sestina, fino alle scelte espressive) e riesce a far capire le ragioni per cui meritano di essere letti. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1474 di Internazionale, a pagina 95. Compra questo numero | Abbonati