Benché siano passati quasi quarantatré anni dalla strage di Bologna, i processi per quel massacro spaventoso continuano a essere celebrati e fanno emergere notizie importanti. Nell’aprile del 2022 è stato condannato (in primo grado) Paolo Bellini, che secondo l’indagine conclusa nel 2020 ha agito in concorso con i neofascisti già condannati (Giuseppe Valerio Fioravanti, Francesca Mambro, Gilberto Cavallini), nonché con i massoni Licio Gelli e Umberto Ortolani, la spia Federico Umberto D’Amato e il giornalista di destra Mario Tedeschi. Usando le carte processuali e aggiungendo dei suoi approfondimenti, Paolo Morando, giornalista investigativo esperto della storia italiana degli anni settanta e ottanta, fa in questo libro due operazioni importanti e complementari. Da un lato mostra come vi siano ormai prove sufficienti per inserire la strage di Bologna nella lunga storia di quelle di stato, organizzate per condizionare l’opinione pubblica e la politica, e abbandonare la cosiddetta pista palestinese secondo cui l’attentato sarebbe invece legato al terrorismo internazionale. Dall’altro racconta una “piccola storia ignobile”, che mette in rilievo il modo interessato in cui Fioravanti e Mambro hanno usato i contatti con la sorella di una delle vittime e toglie credibilità alle loro professioni di totale innocenza rispetto alla strage del 2 agosto 1980. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1498 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati