Il talentuoso scrittore di young adult ha abituato il suo pubblico all’avventura. I suoi libri sono fulminanti racconti di formazione densi di scoperte e incertezze. E i protagonisti, che si tratti di due ragazzi dispersi nell’Unione Sovietica della seconda guerra mondiale o di spavalde piratesse cinesi, hanno più di un tratto in comune. Naturalmente il primo elemento che spicca è il coraggio. Ma il filo che regge tutto è la dolcezza. I personaggi di Morosinotto sembrano voler dire al mondo: non siamo perfetti, ma siamo qui per imparare, anche dai nostri sbagli. La sua nuova fatica, L’ultimo cacciatore, segue questa traccia di coraggio-dolcezza raccontandoci di un mondo che è al di là del tempo o forse prima di ogni tempo. Qui la natura domina e gli uomini, pur nutrendosene, la rispettano. Roqi fa parte di una tribù di cacciatori, ma il giorno della sua iniziazione all’arte della caccia, un incendio divampa nella foresta e spazza via il suo mondo. Adulti compresi. Rimangono solo alcuni ragazzi e devono cavarsela da soli. È chiaro il riferimento al Signore delle mosche. E come in quel romanzo un filo invisibile lega i destini. Sopravvivere sarà la sfida più dura. E leggere di questa sfida ci terrà con il fiato sospeso.

Igiaba Scego

Questo articolo è uscito sul numero 1436 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati