Tra le pagine di Voices _arriva un momento preciso in cui la scrittrice svela che il suo lavoro è un atto di (r)esistenza. E per farlo toglie al genere tutti i suoi orpelli magici. _Voices _ è un romanzo quasi sussurrato, dove la magia scaturisce dalla fragilità del quotidiano. E di tutto questo diventa metafora Ansul, che non è solo la città occupata e violata dagli Ald, ma diventa un organismo che lotta con ogni parte di sé, anche con i gesti minimi, per rimanere in vita. Ansul d’altronde, quando la vediamo nelle pagine, è già sotto il dominio degli Ald da 17 anni. Tutto l’esistente è stato saccheggiato, soprattutto le meravigliose biblioteche. Di ciò che era stata una immensa culla di sapere rimangono solo vaghi fantasmi. Gli Ald non hanno lasciato intatte nemmeno le macerie, temono il sapere e per loro la scrittura è un demone. In questo scenario apocalittico troviamo Memer, figlia delle violenze di quella invasione. Sa che in passato c’è stato qualcosa di diverso. Ma serve un evento scatenante per cominciare un viaggio, una resistenza, un futuro. E questo evento è l’arrivo in città di Orrec di Caspromant e di sua moglie, una donna che sussurra ai leoni. Memer si traveste da ragazzo e ingaggia la sua lotta. Una lotta contro l’oppressione che sembra così attuale. La nuova edizione di _Voices _ è preziosa anche per questo. _Igiaba Scego
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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati