Quando ad aprile del 2019 la fondazione Romooz ha lanciato il suo primo bando aperto a giovani scrittori yemeniti, gli organizzatori non sapevano bene cosa aspettarsi. Gli appelli rivolti in precedenza ai giovani artisti avevano ricevuto parecchie adesioni. Ma nessuno poteva prevedere che arrivassero più di quattrocento domande per partecipare a dei seminari letterari.
Il fondatore di Romooz, Ibi Ibrahim, sostiene che i partecipanti volevano soprattutto lavorare con il romanziere yemenita di fama internazionale Wajdi al Ahdal. Ma soprattutto, aggiunge, i giovani scrittori vogliono essere ascoltati: “Le nostre voci sono tutto ciò che abbiamo”.
Lo Yemen è entrato nel sesto anno di guerra e le sue istituzioni culturali soffrono per l’enorme fragilità. La fiera internazionale del libro di Sanaa, la capitale del paese, è sospesa dal 2016, quando è stato chiuso anche l’aeroporto internazionale della città, perciò è difficile trovare nuovi libri. Gli eventi letterari sono continuamente cancellati e gli scrittori minacciati. I collegamenti con il resto del mondo sono precari. A gennaio, quando è stato tagliato un cavo sottomarino, circa l’80 per cento del paese è rimasto senza internet per giorni.
Eppure i giovani scrittori yemeniti continuano non solo a leggere e a scrivere, ma anche a correggere, pubblicare e mettere in scena i loro lavori per un pubblico impegnato. Quelli che hanno partecipato al primo laboratorio di Romooz hanno prodotto l’antologia di racconti Conflict, uscita a dicembre del 2019. Alla presentazione hanno partecipato più di 120 persone. Un’altra sorpresa per gli organizzatori.
Le radici di Romooz
Ibrahim era a Berlino per una residenza d’artista quando nel 2015 è scoppiata la guerra nel suo paese. “All’improvviso, se si parlava di Yemen non c’era altro argomento che la guerra”, ha detto. Lo stesso anno ha lanciato un piccolo festival delle arti yemenite nella capitale tedesca e dopo tre anni ha ideato Romooz, per garantire a scrittori e artisti possibilità alternative di formarsi ed esibirsi.
A maggio del 2019 il professore Ibtisam al Mutawakel e lo scrittore Zaid al Faqih hanno selezionato, tra centinaia di domande, gli undici partecipanti del primo seminario dedicato al racconto breve. Cercavano scrittori che non fossero soltanto bravi, ma che rappresentassero la varietà di voci del paese, le grandi città come i centri più piccoli. Più del 60 per cento delle domande erano state presentate da donne, e quasi il 50 per cento da persone che vivevano fuori dalla capitale.
Le sei donne e i cinque uomini scelti per il seminario hanno potuto approfittare dei consigli e della guida di Al Ahdal, ma hanno avuto anche lo spazio per scoprire i loro punti di forza e imparare gli uni dagli altri. Tutti i racconti dell’antologia Conflict sono stati scritti durante il laboratorio. Non tutti i conflitti di cui parlano i racconti sono armati. Un argomento ricorrente è la violenza domestica. “Pensavo di leggere qualcosa in più sulla guerra”, afferma Ibrahim, “invece anche questo mi ha stupito”.
Alzubair Hassan, originaria dal governatorato di Hajjah, nel nordovest del paese, scrive di una ragazza con una madre laureata in medicina che cura le donne del villaggio nonostante la disapprovazione del marito, un uomo brutale e pieno di rabbia. Il racconto di Sadiq al Harasi Do re… fa parla di un adolescente che ama la musica, una passione di cui il padre non è contento, cosa che chiarisce con violenza.
Negli ultimi cinque anni almeno dieci scrittori yemeniti sono stati uccisi e molti altri sono stati rapiti o incarcerati dalle forze armate di entrambe le fazioni in guerra. I giovani che hanno seguito il seminario sapevano bene quali rischi avrebbero corso parlando troppo apertamente della drammatica attualità del paese.
Bakr Alwan è uno dei due partecipanti arrivati da Taiz, la terza città dello Yemen. “Ci sono cose di cui è impossibile scrivere in modo diretto nella nostra situazione”, confessa. Per evitare di parlare esplicitamente di eventi legati all’attualità, uno scrittore può ricorrere al simbolismo o “affrontare certi argomenti da un’altra angolatura”, dice Alwan, per esempio raccontando di scontri in famiglia anziché di quelli politici. Molti autori che conosce sono stati minacciati. “Perciò spesso mi metto a scrivere di sport”.
Rendere visibile l’invisibile
Shurooq al Ramadai afferma: “Scrivo di quello che voglio, ma non è detto che possa poi condividerlo con gli altri”. Secondo lui la letteratura yemenita può essere davvero sorprendente. Prima non la leggeva, perché pensava che “ruotasse intorno ai desideri della società, alle sue usanze e alle sue tradizioni” in modo stereotipato, senza parlare delle vite, delle speranze e dei sogni dei suoi cittadini. “Non appena mi sono capitati tra le mani dei libri yemeniti, però, quest’idea è svanita. Molti superano i confini di una società conservatrice, svelano ciò che è nascosto e rendono visibile l’invisibile”.
Ma la censura non è l’unico ostacolo. Secondo Ibrahim il problema più grosso è la mancanza di finanziamenti. E tutti gli scrittori intervistati raccontano di avere difficoltà a procurarsi i libri. Sono riusciti a leggere le opere di autori come Amélie Nothomb, Svetlana Aleksievič o Elif Şafak nei modi più diversi, magari chiedendole in prestito ai viaggiatori stranieri o scaricandole illegalmente da internet.
Al Ramadai racconta che internet ha significato non solo un accesso più ampio ai libri ma anche più libertà e spazio per scriverli: “Si possono toccare argomenti tabù usando uno pseudonimo o pubblicando in modo anonimo”. Mentre i libri cartacei possono essere ricondotti più facilmente a uno scrittore, la rete offre la possibilità di crearsi identità alternative. Secondo Alwan i social network hanno contribuito al successo del racconto breve e “offrono nuove opportunità di promozione”.
Alla domanda su cosa potrebbero fare gli scrittori, i lettori e gli editori di altri paesi per aiutare i giovani autori yemeniti, Al Harasi risponde: “Dare consigli”. “Sarebbe importante cercare di coinvolgerli in laboratori o dibattiti su internet e offrirgli l’opportunità di pubblicare”. Fatima Ismael, una scrittrice di Sanaa, aggiunge che tra gli arabi la conoscenza della letteratura yemenita è “incompleta per via della varietà e delle differenze dei dialetti yemeniti, caratteristiche che però la rendono unica”.
La fondazione Romooz ha un altro progetto, un laboratorio di sceneggiatura. Nel frattempo i giovani scrittori continuano a lavorare. “Il mio obiettivo è scrivere romanzi che diventeranno film internazionali”, afferma Al Harasi. “E poi vorrei rinnovare il teatro yemenita con opere degne di Shakespeare”. ◆ gim
di letteratura araba. Il suo blog, Arablit,
è diventato di recente un trimestrale.
Marcia Lynx Qualey è un’esperta di letteratura araba. Il suo blog, Arablit, è diventato di recente un trimestrale.
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Questo articolo è uscito sul numero 1354 di Internazionale, a pagina 69. Compra questo numero | Abbonati