Daniel Lakey era nel bel mezzo di una riunione importante quando è comparso un partecipante non autorizzato. “È saltato sulla scrivania miagolando e ha fatto due passi sulla tastiera”, racconta. Sparkle, il suo gatto bianco e marrone, è rimasto sulla scrivania per il resto della videoconferenza, miagolando ogni volta che il padrone smetteva di accarezzarlo.
Durante la pandemia Lakey lavora da casa, dove ci sono colleghi sono un po’ meno collaborativi di quelli abituali: la sua postazione è ovunque non siano presenti i due figli piccoli e i due gatti. Lakey è un ingegnere aerospaziale impegnato nella missione Solar orbiter dell’Agenzia spaziale europea (Esa), quindi passa le giornate a gestire un satellite in volo a milioni di chilometri dalla Terra. È un lavoro di alta precisione, che generalmente non prevede interventi felini. Finora Sparkle si è limitato a disturbare una videoconferenza, ma cos’altro potrebbe fare?
Protocolli di sicurezza
La domanda è diventata oggetto di dibattito quando l’astrofisica della Nasa Amber Straughn ha twittato: “Tema della riunione di oggi: come impedire ai gatti di manovrare senza volerlo i veicoli spaziali mentre lavoriamo da casa invece che alla Nasa”. Ovviamente Straughn scherzava. Manovrare un veicolo spaziale è un’operazione complicata, con una serie di protocolli di sicurezza da rispettare.
In queste settimane, mentre la maggior parte dei dipendenti della Nasa e dell’Esa lavora da casa, alcuni vanno in ufficio rispettando misure di distanziamento sociale, e solo lì, in sale di controllo ultraprotette, è possibile premere i tasti che manovrano i veicoli spaziali.
Un gatto non potrebbe fare grossi danni neanche se riuscisse a entrare in una di queste sale. “Per inviare i comandi bisogna selezionare con il mouse determinate opzioni, non basta digitare una serie di parole piene di refusi”, spiega Andrew Good, portavoce del Jet propulsion laboratory della Nasa. Ma i felini potrebbero comunque creare un po’ di scompiglio nelle missioni spaziali. Anche se non possono manovrare i veicoli, da casa gli ingegneri possono fare tutto il resto: mettere a punto i dettagli della missione, valutare la strumentazione scientifica e rilevare eventuali anomalie. Buttons, l’altro gatto di Lakey, contribuisce a modo suo. “Mentre scrivo mi ritrovo parole senza senso, che mi tocca cancellare”, dice. A volte Buttons preme senza volerlo il tasto canc, eliminando parti di testo.
“Un gatto può creare qualche piccolo problema agli ingegneri, ma ci sono abbastanza password, backup e protezioni per evitare conseguenze serie”, spiega Nick Estes, ingegnere informatico dell’Arizona state university e responsabile delle telecamere del Lunar reconnaissance orbiter, in orbita intorno alla Luna dal 2009. “Inoltre, il nostro staff sa bene che quando ci si allontana dalla tastiera bisogna bloccare lo schermo del computer”.
Probabilmente però i gatti continueranno a cercare d’interferire con le missioni spaziali, anche perché spesso sono i padroni a incoraggiarli, senza volerlo: “I gatti hanno capito che quando passeggiano sulla tastiera ricevono molte attenzioni”, spiega l’esperta di comportamento felino Marilyn Krieger. Quando si piazzano tra noi e il computer ci viene spontaneo interagire con loro, accarezzandoli, e così facendo rafforziamo il loro comportamento. Krieger consiglia quindi di creare uno spazio dove il gatto può stare, vicino al computer ma lontano dalla tastiera.
Il Solar orbiter, il satellite di cui si occupa Lakey, è stato lanciato a febbraio. I suoi strumenti scientifici sono stati messi in pausa il mese scorso, quando un membro dell’équipe di controllo è risultato positivo al covid-19. I suoi colleghi hanno passato due settimane in quarantena mentre l’Esa provvedeva a sanificare gli uffici: non si è ammalato nessun altro e il contagiato è guarito. Nelle prossime settimane gli ingegneri controlleranno il satellite per riprendere al più presto le osservazioni. Dopo le fionde gravitazionali con la Terra e con Venere, il satellite entrerà presto in orbita intorno al Sole e cercherà di scoprirne i segreti. Sparkle seguirà la missione da casa a modo suo, miagolando davanti allo schermo. “Gli piace darmi una mano”, conclude Lakey. ◆ sdf
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Questo articolo è uscito sul numero 1360 di Internazionale, a pagina 87. Compra questo numero | Abbonati