Il Fondo monetario internazionale (Fmi) ha ammesso che il piano di salvataggio più ambizioso della sua storia, il prestito da 57 miliardi di dollari concesso all’Argentina nel 2018, era legato a un programma di riforme economiche “troppo fragile” per poter sperare di risolvere i problemi del paese sudamericano. Ha aggiunto, inoltre, che sarebbero state più efficaci misure come i controlli sui capitali e una ristrutturazione del debito con i creditori privati.

Il programma dell’Fmi è fallito dopo appena un anno e a luglio del 2020, dopo che erano stati già versati 44 miliardi di dollari, è stato cancellato dal governo peronista del presidente Alberto Fernández, entrato in carica alla fine del 2019. I peronisti hanno accusato il fondo di aver favorito la fuga di capitali e di aver concesso il prestito come favore politico al governo precedente, quello del presidente Mauricio Macri, nel suo tentativo non riuscito di farsi rieleggere alle elezioni del 27 ottobre 2019.

Secondo un rapporto interno dell’Fmi, firmato dal vicedirettore Odd Per Brekk e pubblicato il 22 dicembre 2021, quando ha approvato il programma di riforme concordato con Buenos Aires, il fondo ha accettato le previsioni troppo ottimistiche del governo argentino. Il documento, una verifica richiesta dalle procedure dell’Fmi per i prestiti che superano determinate soglie, definisce le riforme strutturali del governo Macri “poco ambiziose” e il piano di risanamento dei conti pubblici “scadente”.

Nel rapporto di 132 pagine si legge: “Il governo argentino si è voluto appropriare del programma economico, perciò fin dal principio sono stati esclusi provvedimenti potenzialmente critici, in particolare un intervento sul debito e la reintroduzione di misure per la gestione dei flussi di capitale”. E poi aggiunge: “In ultima analisi la strategia del programma si è rivelata troppo fragile per affrontare i radicati problemi strutturali e la realtà politica dell’Argentina. Di conseguenza le misure non sono state in grado di accrescere la fiducia e raggiungere gli obiettivi fissati”. Il documento afferma anche che il problema principale del salvataggio dell’Argentina è stato “la mancanza di fiducia da parte degli investitori nella sostenibilità del bilancio pubblico e del debito estero”.

Accesso ai mercati

Nelle raccomandazioni si legge che nei suoi futuri programmi l’Fmi dovrebbe basarsi su scenari macroeconomici più prudenti, prendere in considerazione, se necessario, misure non convenzionali, valutare con più accuratezza se un paese ha accesso ai mercati finanziari e considerare meglio le conseguenze di programmi di prestito più consistenti. “Essere il creditore principale di un paese relativamente grande è straordinariamente rischioso per il fondo e allo stesso tempo potenzialmente controproducente se l’obiettivo è favorire il ritorno sui mercati finanziari”, conclude il rapporto.

L’attuale ministro dell’economia argentino, Martín Guzmán, che sta negoziando un nuovo accordo con l’Fmi, ha definito il documento “insufficiente, ma comunque un passo in avanti”. Nel corso di un’intervista televisiva ha dichiarato: “Il fondo ha ammesso che i soldi del salvataggio sono stati usati per pagare un debito insostenibile per i creditori privati. Si è trattato sostanzialmente di un soccorso ai creditori che avevano speculato sull’Argentina nel 2016. Il prestito, inoltre, è stato usato per finanziare la formazione di patrimoni all’estero”.

Dopo la pubblicazione del rapporto Nicolás Dujovne, il ministro delle finanze di Macri che nel 2018 negoziò l’accordo con l’Fmi, quando l’istituto era guidato da Christine Lagarde (attuale presidente della Banca centrale europea), ha spiegato su Twitter la sua posizione. “Nel 2018 l’accordo con l’Fmi fu concluso in un momento di eccezionale gravità per l’economia argentina, che era in crisi a causa della siccità, dell’aumento dei tassi d’interesse negli Stati Uniti e del pesante debito ereditato dal governo Macri”, ha scritto Dujovne. “Quel programma, inoltre, aveva il sostegno di tutti i paesi dell’Fmi”. ◆ gim

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1442 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati