Viola Di Grado
Fame blu
La nave di Teseo, 192 pagine, 18 euro

La fascetta gialla che stringe la copertina ha ragione, Viola Di Grado, catanese nata nel 1987, può fare affidamento su “una prosa brillante”. In questo nuovo, bizzarro e inquietante romanzo, torna al tema familiare del lutto. Una ragazza italiana “solitaria” lascia Roma e si trasferisce in Cina dopo la morte del gemello: tutto quello che sappiamo di lei, perfino il nome, riguarda il fratello. In un vortice di solitudine, depressione e abbandono, intreccia una relazione con l’inafferrabile Xu. Le due ragazze si amano di sentimenti commestibili, amore e odio: entrambi in grado di “lasciare scorie terribili di desiderio”. “Tossine subdole, lente, indigeribili”. È una relazione che si consuma sui pavimenti di luoghi che si trasformano in continuazione, fino a non essere più nulla. In questi spazi svuotati di identità, ma pieni di corpi o di pezzi di corpi, la protagonista si offre come un agnello sacrificale ai morsi di Xu. Il libro è costruito per accumulo, elenchi, similitudini, in una “discarica di informazioni” linguistiche, storiche, mitologiche da cui emerge l’ombrosa città di Shanghai. L’esubero di fatti e nozioni esplode in una narrazione a scatole cinesi, che si esprime nell’io della protagonista ma con l’impassibilità della sua amante. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1455 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati