Alle 21.45 di un’afosa serata estiva a Palermo, nello stadio Renzo Barbera è come se fosse Natale. Matteo Brunori sfrutta l’opportunità di un rigore per portare il punteggio sull’uno a zero, e sopra i tetti della città esplodono i primi fuochi d’artificio. Botti di gioia e di felicità che scaldano i cuori. Il Palermo ce l’ha fatta veramente: dopo la finale dei playoff disputata il 12 giugno contro il Padova è passato dalla serie C alla serie B. E dato che l’evento era miracoloso e meraviglioso allo stesso tempo, lo stadio era pieno: 33mila spettatori.

Vista la ressa che c’era stata per i biglietti, si sarebbero potuti riempire tre stadi perché quasi tutta la città avrebbe voluto essere presente alla partita. Quattro tv italiane l’hanno trasmessa in diretta.

Pregi e difetti

Il giorno dopo, la Gazzetta dello Sport titolava: “Il cielo su Palermo è rosa”. Il rosa è uno dei due colori della squadra. Se volessimo usare la metafora delle lenti rosa che fanno sembrare tutto migliore avremmo gioco facile, perché le cose stanno proprio così.

Mentre i tifosi festeggiavano con caroselli di auto e fuochi d’artificio, in città stavano chiudendo i seggi elettorali. Erano elezioni importanti per Palermo, un voto che avrebbe segnato una svolta.

Leoluca Orlando ha terminato la sua lunga carriera di sindaco a 37 anni dalla prima volta in cui fu eletto primo cittadino. Eterno innovatore di Palermo, paladino della lotta a cosa nostra, l’amministrazione Orlando è stata un evento epocale, un vero e proprio cambio di paradigma: è l’unico sindaco di cui molti palermitani hanno memoria, anche se in questi anni ci sono stati periodi in cui non era lui a ricoprire la carica di primo cittadino. Orlando ha segnato la città di Palermo. Non è stato l’amministratore migliore del mondo, molte cose le ha lasciate incomplete, ma ha regalato alla città qualcosa che prima non aveva e che forse presto non avrà più: la fiducia nella legalità. Il 12 giugno si è votato per eleggere il suo successore e quindi per decidere il futuro di Palermo. In quanti, però, sono andati a votare nel giorno in cui la squadra cittadina si giocava la promozione in serie B?

Alla cerimonia per il trentennale dell’omicidio di Giovanni Falcone, il candidato sindaco Roberto Lagalla non si è presentato

Molti seggi hanno aperto con sei o otto ore di ritardo, perché anche i presidenti di seggio avevano in testa solo il calcio. Cinquanta di loro, su seicento, non si sono presentati. La ministra dell’interno Luciana Lamorgese lo ha definito un fatto “gravissimo”, mentre la procura di Palermo indagherà per stabilire cos’è successo. Ma forse si può intuire.

Non c’è bisogno di sparare

Lo stesso giorno in cui il Palermo festeggiava la promozione, la città cominciava a retrocedere. Il 12 giugno 2022 è una data che resterà impressa nella memoria. È come se l’eredità più importante di Orlando fosse già svanita. Attilio Bolzoni, siciliano, tra i massimi esperti di cosa nostra in Italia, ha scritto sul quotidiano Domani “La mafia non ha neanche fatto lo sforzo di nascondersi”. Non ce n’era bisogno: la paura della mafia e del potere che esercita nell’ombra non è più così percepibile. Se non spara non esiste, la sensazione è un po’ questa. In realtà è vero l’opposto: se la mafia non spara è perché è talmente forte da non aver bisogno di usare le armi per imporsi. “L‘interesse per la mafia è scomparso”, ha detto recentemente Roberto Saviano intervistato dalla Süddeutsche Zeitung. Tra la pandemia, la guerra in Ucraina e l’inflazione, tutto diventa più importante.

A Palermo ha vinto queste elezioni amministrative il candidato sostenuto dalla destra Roberto Lagalla, con il 48 per cento dei voti, che in Sicilia bastano per vincere al primo turno. Lagalla è professore alla facoltà di medicina, specialista in radiologia, ex rettore dell’università di Palermo. O meglio “magnifico rettore”, come si dice in Italia, con un’espressione altisonante e datata che fa pensare a un’investitura cavalleresca.

Quando qualche mese fa Lagalla aveva annunciato la sua candidatura, nessuno gli aveva prestato troppa attenzione. I partiti di destra, Lega e Fratelli d’Italia, puntavano su altri nomi, ne avevano ben tre tra cui scegliere. Non c’era da stupirsi, perché spesso non si trovano d’accordo. Poi però due vecchie conoscenze della politica italiana, entrambe con vari anni di carcere alle spalle per rapporti con la mafia, favoreggiamento o concorso esterno in associazione mafiosa, hanno dato il loro endorsement al “magnifico rettore”. Lo hanno fatto apertamente, come se niente fosse. Salvatore “Totò” Cuffaro, ex presidente della regione Sicilia, e Marcello Dell’Utri, amico e sodale di Berlusconi ed ex senatore, hanno mostrato con piacere la loro immutata influenza.

Da sapere
Le elezioni amministrative

◆ Il 12 giugno 2022 circa nove milioni di cittadini sono stati chiamati a rinnovare i consigli comunali e a eleggere i sindaci in 971 dei circa ottomila comuni italiani. Era il primo test significativo per i partiti da quando il governo di Mario Draghi è entrato in carica, nel febbraio 2021. “Le due città maggiori, Palermo e Genova, sono andate alla destra già dal primo scrutinio”, scrive Michael Braun, corrispondente dall’Italia per Die Tageszeitung. Il quotidiano tedesco cita i dati del sito di analisi politica You Trend: “Tenendo conto anche delle liste civiche, nei 142 comuni con più di 15mila abitanti la coalizione di centrodestra ha avuto il 43,8 per cento dei consensi, quella di centrosinistra il 41,9. A destra trionfa Fratelli d’Italia, la forza post­fascista guidata da Giorgia Meloni. Le sue liste hanno quasi sempre ottenuto più voti rispetto a quelle della Lega. Il partito trae vantaggio dall’essere l’unica formazione politica significativa in parlamento a opporsi al governo Draghi”.

Il Movimento 5 stelle ha scelto quasi sempre di allearsi con il Partito democratico e, secondo You Trend, le sue liste hanno ottenuto in media il 2,1 per cento dei voti. “Dopo questi risultati la Lega e i cinquestelle potrebbero avere la tentazione di prendere le distanze dal governo Draghi”, conclude Braun.


Certo, Cuffaro e Dell’Utri hanno scontato la pena e qualcuno potrebbe dire che hanno tutto il diritto a una nuova vita. Ma la loro palese soddisfazione è stata un atto dimostrativo. Gli altri tre nomi? Svaniti nel nulla. E il 23 maggio, tre settimane prima del voto, alla commemorazione per il trentennale dell’omicidio del giudice Giovanni Falcone, Lagalla non si è presentato. Alla cerimonia, a cui era presente anche il presidente della repubblica, il suo posto è rimasto libero. È stata l’unica sedia vuota tra quelle riservate ai candidati. La sorella di Falcone, Maria, ha osservato che la politica non può permettersi “sponsorizzazioni” da parte di gente come Cuffaro e Dell’Utri. Avrebbe potuto benissimo dire che è l’Italia a non potersi permettere certe sponsorizzazioni.

Lagalla si è profuso in scuse e ha sostenuto che lo schieramento avversario voleva strumentalizzare il tema della legalità alimentando “un clima d’odio”. Le strade di Palermo sono state tappezzate di manifesti con i fotomontaggi ideati dal collettivo Offline, impegnato nella lotta contro la mafia. Uno di questi manifesti mostra Cuffaro e Dell’Utri che tengono in braccio un neonato con la testa di Lagalla, con tanto di ciuccio. Lo slogan recita: “La famiglia di casa nostra”.

Nei giorni che hanno preceduto il voto sono stati arrestati due esponenti della destra che avevano preso accordi con dei boss mafiosi: voti contro favori, il solito sistema. Entrambi i politici appartenevano allo schieramento che sosteneva Lagalla. Tutti i mezzi d’informazione hanno dato ampio spazio alla notizia, per cui è impossibile che sia sfuggita agli elettori. Qualcuno ha anche chiesto che Lagalla ritirasse la sua candidatura. Troppe ombre, troppo malaffare. Ma lui ha schivato il colpo, sostenendo che non era un problema suo. Bolzoni scrive che Palermo si sta preparando silenziosamente alla grande spartizione dei miliardi del fondo di ripresa e resilienza. Si sta preparando anche cosa nostra, anzi, soprattutto cosa nostra. Può darsi che i clan abbiano perso la loro cupola, quel vertice che così a lungo ha gravato sull’isola soffocando tutto. Ma non hanno perso il loro potere, gli hanno solo messo il silenziatore.

Sarà interessante vedere, scrive il quotidiano La Repubblica, se il prossimo 19 luglio il nuovo sindaco parteciperà alla commemorazione per il trentennale dell’omicidio del giudice Paolo Borsellino, l’altro famoso martire della lotta contro la mafia, indossando la fascia tricolore. O se invece lascerà di nuovo un posto vuoto. ◆ sk

Questo articolo è uscito sul numero 1465 di Internazionale, a pagina 39. Compra questo numero | Abbonati