La sede del gruppo informatico sudcoreano Naver apre a un futuro inesplorato. “Se sarà fortunato, avvisterà un robot”, mi dice Park Jin-young, amministratrice delegata della startup N.-Light, che ha i suoi uffici nello stesso edificio. La sede della Naver si chiama Green factory e si trova a Bundang, il centro nei pressi di Seoul dedicato all’alta tecnologia. Nel 2021 la Naver l’ha ampliata con quello che, secondo l’azienda, è il “primo edificio robot-friendly del mondo”. Attraversando l’ampio atrio all’ingresso Park Jin-young mi conduce agli ascensori. I lavori non sono ancora finiti, ma i robot già circolano negli ascensori e nei corridoi, che sono stati pensati su misura per loro. “Ci portano anche da bere”, dice Park Jin-young, che sembra divertita e allo stesso tempo affascinata. Usciti dall’ascensore, ci ritroviamo nell’area della Green factory dedicata alle start­up, dove la Naver ospita la sua giovane N.-Light. Qui non ci sono robot, ma solo persone al computer. La sala è luminosa e arredata con piante e divani: è una fucina di idee. Park Jin-young e gli altri della N.-Light lavorano per dare il loro contributo al futuro: più precisamente all’ingresso della Corea del Sud nel metaverso.

Il paese asiatico è da sempre bravo a individuare i mercati del futuro, ed è stato grazie a questa capacità che gli imprenditori sudcoreani, sotto la guida dello stato, hanno tirato fuori il paese dalla miseria degli anni successivi alla guerra di Corea (1950-1953), trasformandolo in una delle nazioni esportatrici più ricche del mondo. La Corea del Sud vuole mantenere questo status: la decima economia del mondo deve difendere la sua fama di tigre, come sono definiti i paesi asiatici che nella seconda metà del novecento hanno registrato un’enorme crescita economica. Per la Corea del Sud è in gioco il suo orgoglio di centro d’innovazione nell’alta tecnologia e, non ultimo, il suo benessere economico. Per questo il governo e l’industria investono tempo e denaro in progetti visionari che altrove sono considerati folli, come gli autobus che si guidano da soli o i taxi volanti. E soprattutto investono nel metaverso, l’internet di nuova generazione, un mondo virtuale tridimensionale a cui si accede attraverso avatar (la rappresentazione digitale di una persona), per esempio per andare nei negozi o ai concerti.

L’N.-Light è una dimostrazione del nuovo spirito imprenditoriale digitale che ha pervaso la Corea del Sud. È stata fondata da alcuni esperti di grafica tridimensionale che volevano sviluppare un soft­ware user friendly del metaverso, cioè uno strumento che permettesse agli stessi utenti di strutturare gli spazi dell’universo digitale. Prima di mettersi in proprio, Park Jin-young e Kim Sun-tae, cofondatori della startup, entrambi di 38 anni, lavoravano per la Samsung Electronics, il colosso sudcoreano dell’elettronica. Tra gli investitori, oltre alla Naver, ci sono altre grandi aziende, come la piattaforma online Kakao e la banca Kb. Anche lo stato dà un contributo considerevole. “La tendenza è creare startup”, spiega Park Jin-young, “perché il governo investe molto per sostenerle”.

New deal digitale

Offrendo incentivi, assistenza e tecnologie che consentano un’elaborazione dati quanto più veloce possibile, lo stato cerca di spianare la strada a un nuovo e redditizio mercato online. Nel luglio 2021 il governo del presidente liberale Moon Jae-in ha inserito un ulteriore punto programmatico nel cosiddetto new deal digitale: “Sviluppo di industrie iperconnesse, metaverso incluso”. Secondo il documento strategico di Seoul, il metaverso implicherà “un cambio di paradigma nell’ecosistema dell’informatica e della comunicazione”. E di conseguenza opportunità da non perdere: potrebbe aprirsi un nuovo settore trainante per le esportazioni. Entro il 2026 la Corea del Sud vuole diventare il quinto mercato mondiale per il metaverso, con quarantamila professionisti e 220 aziende, ciascuna con un fatturato di più di cinque miliardi di won (3,7 milioni di euro). I programmi sono stati avviati: quattro strategie per 24 progetti. Saranno sviluppate piattaforme statali dedicate al metaverso, su cui sarà possibile visitare attrazioni turistiche e sfilate di moda. Inoltre ci sarà un’accademia che formerà esperti. A sostegno delle aziende emergenti saranno aperti quattro hub dedicati al metaverso e sarà elaborato un codice etico per prevenire abusi con la nuova tecnologia. Per spianare la strada alla nascente industria, solo quest’anno il governo prevede di spendere 556 miliardi di won (circa 417 milioni di euro).

“La quantità di soldi che vogliono investire mi sorprende un po’”, osserva Sang Kim, direttrice per i rapporti col pubblico del Korea economic institute of America. Tutto il resto invece no, perché “le basi ci sono”. L’infrastruttura digitale della Corea del Sud è tra le più sviluppate al mondo e l’industria dei videogiochi, che ha scoperto il metaverso da tempo, va decisamente forte. Inoltre, la tradizione nel settore dell’informatica e della comunicazione caratterizza l’identità economica del paese. “Non è solo questione di soldi”, osserva Sang Kim: è il momento giusto per esplorare nuove vie della comunicazione senza contatto fisico. Secondo l’esperta, “la pandemia ci ha spinti tutti a riflettere ancora di più sullo spazio virtuale e a chiederci quali possibilità ci offre”.

Per ora, però, il metaverso è più visione che realtà. Prima che andare a prendere il caffè con gli amici in forma di avatar sia considerato normale serve una nuova generazione di smartphone dalla batteria potenziata ed è necessario che la Corea del Sud realizzi il suo ambizioso progetto di diffusione a tappeto della rete 5g. Ma nel paese c’è molto ottimismo. Neanche il fatto che il 10 maggio la presidenza passerà al conservatore Yoon Suk-yeol è un ostacolo: secondo Park Jae-wan, amministratore delegato dell’azienda online Maxst, “il metaverso non è una tendenza che sparirà all’improvviso”. A Bundang, Park Jin-young si entusiasma: “L’atmosfera che respiriamo su internet è una creazione di altri. Nel metaverso siamo noi a crearci il nostro mondo, la nostra società, le nostre cose. Tutti possono partecipare”.

Il nuovo software della N.-Light permetterà di realizzare oggetti tridimensionali da vendere sui mercati virtuali in cambio di criptovalute. “Stiamo lavorando a questo”, spiega Park Jin-young. Indossa i jeans e una felpa con il logo della sua azienda, ha un’aria modesta e rilassata, però pensa in grande. Molto in grande. L’obiettivo di fatturato annuo della sua startup è di 750 milioni di dollari. ◆ sk

Questo articolo è uscito sul numero 1455 di Internazionale, a pagina 100. Compra questo numero | Abbonati