25 novembre 2014 15:42

Oltre a Michael Brown e Tamir Rice, altri casi di afroamericani uccisi o aggrediti dalla polizia hanno causato rabbia e proteste negli Stati Uniti.

Emmett Till, 28 agosto 1955 Till fu assassinato per motivi razziali nella cittadina di Money, nel Mississippi. Uscendo da un locale aveva sorriso a una ragazza bianca, Carolyn Bryant, dicendole “Bye baby”. Il suo corpo fu gettato nel fiume Tallahtchie e riesumato dopo tre giorni. I sospettati venero assolti ma poi ammisero di aver commesso il crimine. Muhammed Alì, che allora aveva 13 anni, disse che l’episodio influenzò la sua decisione di diventare pugile. Nel 1962 Bob Dylan scrisse la canzone The death of Emmett Till.

Rodney King, 3 marzo 1991 King fu pestato da agenti della polizia di Los Angeles, che lo avevano fermato per eccesso di velocità. Aveva 26 anni. L’assoluzione dei poliziotti generò rivolte nella città tra l’aprile e il maggio del 1992. Nel 1992, il regista Spike Lee fece cominciare il suo film Malcolm X con il video del pestaggio. Nel sottofondo si sente un discorso di Malcolm X contro il razzismo dei bianchi. King è morto nel 2012, a 47 anni, per un annegamento accidentale.

Amadou Diallo, 4 febbraio 1999 Diallo fu ucciso in circostanze controverse nel Bronx, dalla polizia di New York. I poliziotti stavano cercando uno stupratore, gli dissero di farsi riconoscere e il ragazzo infilò le mani in tasca. Furono esplosi 41 colpi di pistola. Diallo non aveva armi con sé. Bruce Springsteen ha composto la canzone American skin (41 shots) ispirandosi alla vicenda di Diallo.

Trayvon Martin, 26 febbraio 2012 Alle sette di sera Martin uscì da un negozio a Sanford, in California. Aveva 17 anni, era disarmato e indossava una felpa con un cappuccio che gli copriva la testa. Un vigilante volontario delle ronde di quartiere lo segnalò alla polizia. Convinto che fosse un ladro, gli sparò un colpo di pistola. Il tribunale decise di non incarcerarde subito il vigilante, che finì in prigione sei settimane dopo l’omicidio. Molte persone protestarono per la gestione della vicenda da parte della polizia. Barack Obama dopo l’omicidio disse in un discorso: “Se avessi un figlio sarebbe come Trayvon”.

Eric Garner, 17 luglio 2014 È morto d’infarto a Staten Island, a New York, durante l’arresto. L’agente Daniel Pantaleo lo aveva sottoposto alla pratica proibita del chikenhold, una pressione esercitata sul collo e sul torace. Garner era sospettato di vendere sigarette di contrabbando. Il giorno dopo l’incidente, la vicenda si è trasformata in un caso nazionale. All’agente Pantaleo è stata ritirata l’arma di servizio e il distintivo ed è stato assegnato in servizio a Staten Island. Garner aveva 43 anni e sei figli.