25 maggio 2016 14:41

Il mullah Haibatullah Akhundzada, nominato capo dei taliban afgani, è un dignitario religioso ed ex responsabile della giustizia taliban, molto vicino al suo predecessore, Akhtar Mansur, di cui era il vice. Cinquant’anni, figlio di un teologo, è originario di Kandahar, nel sud dell’Afghanistan, come chi lo ha preceduto, i mullah Omar e Mansur.

Scappato in Pakistan durante l’occupazione sovietica (1978-1989), è entrato nelle file dei taliban poco dopo la loro creazione alla metà degli anni novanta. Sotto il regime islamista instaurato nel 1996 a Kabul, ha svolto funzioni di giudice di alto grado, incaricato degli affari taliban, afferma Rahimullah Yusafzai, giornalista pachistano e grande conoscitore dei taliban.

Tagliare corto con i dissensi interni

Scappato di nuovo nel sud del Pakistan quando i taliban sono stati cacciati dall’invasione statunitense del 2001, era diventato imam di una moschea, continua l’esperto. È stato anche capo degli affari giudiziari dell’insurrezione islamista, secondo un portavoce dei taliban.

Il defunto mullah Mansur, nominato ufficialmente l’estate scorsa alla testa del movimento dopo averlo guidato nell’ombra, lo aveva scelto come suo vice, accanto a Sirajuddin Haqqani, uno dei signori della guerra afgani che guida la cosiddetta rete Haqqani di miliziani legati ai taliban.

Secondo una fonte interna taliban, il mullah Mansur aveva già designato, prima di essere ucciso, il mullah Haibatullah come suo delfino. “Rappresenta lo status quo”, secondo Yusafzai. “Porterà avanti le stesse politiche del mullah Mansur, non negozierà”. Secondo l’esperto Amir Rana, è stato nominato perché è ” uno dei più anziani e dei più navigati, ed è stato scelto per tagliare corto sui dissensi interni. Anche se si dice che sia a favore dei negoziati di pace (…) non può fare niente senza il consenso della shura”, l’organo direttivo dei taliban.

(Traduzione di Federico Ferrone)