Il 12 giugno Omar Mateen ha ucciso 49 persone e ne ha ferite 53 con una pistola e un fucile semiautomatico Sig Sauer MCX, un fucile di tipo Ar15 reclamizzato dal suo produttore come “il primo sistema d’arma adattabile alla missione” che “eclissa tutto quanto è venuto prima”. Anche se l’Fbi aveva svolto delle indagini sui di lui nel 2013 e nel 2014, Mateen non ha incontrato ostacoli nel comprare queste armi pochi giorni prima di entrare nel Pulse, un locale notturno gay, a Orlando, in Florida, dove ha mitragliato di colpi le persone presenti. Molti commentatori si chiedono nuovamente perché un’arma così pericolosa sia venduta liberamente ai cittadini comuni.

L’Ar15 è stato utilizzato in molte altre recenti stragi commesse con armi da fuoco, compresa quella di San Bernardino, in California, dove lo scorso dicembre, nel corso di una festa, sono state uccise 14 persone. Ma anche in quella avvenuta in un cinema di Aurora, in Colorado, nel 2012, dove sono morte 14 persone. Oppure, lo stesso anno, nella strage di una scuola elementare di Newtown, in Connecticut, dove sono morti in 26 tra bambini e personale scolastico.

La National rifle association (Nra, la lobby che sostiene la vendita delle armi ai privati) ha sostenuto che la sigla “Ar” potrebbe stare per “America’s rifle” (il fucile dell’America), dal momento che l’Ar15 è l’arma a canna lunga più popolare degli Stati Uniti, dove ce ne sono in circolazione quasi dieci milioni. La gente sceglie l’Ar15 per la caccia, il tiro sportivo e l’autodifesa perché è “personalizzabile, adattabile, affidabile e preciso”, oltre che leggero e facilmente modificabile, ha affermato l’Nra. Anche se somiglia al suo “cugino” interamente automatico, l’M16, l’Ar15 è in grado di sparare solo un caricatore alla volta.

Dunque, sostengono i sostenitori del diritto alle armi, è improprio definire l’Ar15 un “fucile d’assalto” di tipo militare, un’espressione che è in uso dai tempi in cui la Germania nazista introdusse lo sturmgewehr nel 1944 (che a sua volta ha ispirato l’Ak47 sovietico). A differenza dei fucili interamente automatici, che possono sparare dalle 750 alle 900 pallottole al minuto e sono accessibili solo alle forze armate, l’Ar15 e i suoi simili (venduti a milioni di cittadini ordinari) possono spararne tra le 45 e le 60. Ma come ha mostrato la tragedia di Orlando, questa capacità “limitata” può comunque essere tragicamente letale.

Secondo la National Review sono armi che non rappresentano un problema per nessuno

I sostenitori del controllo delle armi hanno cominciato a usare il termine “armi d’assalto” negli anni ottanta per riferirsi alle armi da fuoco semiautomatiche come l’Ar15. All’indomani di una sparatoria in una scuola di Stockton, in California, il presidente Bush senior approvò nel 1989 una disposizione per impedire l’importazione di simili armi.

Nel 1994 Bill Clinton firmò il Federal assault weapons ban (Divieto federale sulle armi d’assalto), una legge che impone delle restrizioni alla fabbricazione dei caricatori ad alta capacità e a un’ampia gamma di armi semiautomatiche. Ma era previsto che la legge restasse in vigore solo dieci anni e nel 2004 il divieto è stato revocato. I tentativi di reintrodurlo, così come altri di approvare misure per il controllo delle armi, non hanno avuto successo.

I sostenitori del diritto alle armi sostengono che la definizione “d’assalto” non ha senso. Dicono che gli attivisti per il controllo delle armi la usano come uno “strumento furbo ed efficace con il quale chi si oppone al diritto di possedere armi ha cercato di seminare confusione paura e ignoranza”, come scritto in un articolo della National Review. Le armi che rientrano nella categoria “d’assalto” in realtà per la rivista sono solo “una serie di armi di uso quotidiano che non hanno mai rappresentato un problema per nessuno”.

Dopo un’altra strage nella quale l’Ar15 ha chiaramente rappresentato un problema per molte persone intrappolate all’interno di un locale notturno, sarà difficile mantenere un approccio così disinvolto a delle armi così potenti a disposizione dei civili.

Ludwig Wittgenstein, filosofo del novecento e veterano della prima guerra mondiale, ha scritto nelle sue Ricerche filosofiche che quando “usiamo il termine ‘significato’”, ci riferiamo spesso alla funzione quotidiana di una frase. “Il significato di una parola”, ha scritto, “è il suo uso nella lingua”. In base a questa osservazione, tanto semplice quanto ragionevole, si può concludere che, se un Ar15 può essere usato per attaccare un gran numero di persone, uccidendo e mutilando tante di loro, in varie occasioni, allora può tranquillamente essere definito un’arma d’assalto.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo di S.M. è uscito sul sito del settimanale britannico The Economist.

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