Bogotá, 22 giugno 2016. (Guillermo Legaria, Afp)

La pace in Colombia dopo cinquant’anni di guerra civile

Bogotá, 22 giugno 2016. (Guillermo Legaria, Afp)
23 giugno 2016 14:31

Il governo colombiano e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc) hanno annunciato il 22 giugno di aver concluso un accordo storico per un cessate il fuoco definitivo e la firma di un trattato di pace oggi all’Avana. L’accordo, di cui ancora non si conoscono i dettagli, segna la fine di un conflitto che in 52 anni ha fatto 260mila morti, 45mila desaparecidos e 6,9 milioni di sfollati. Ecco alcune date significative.

  • 1964: le Farc attribuiscono la loro origine alla repressione militare di una rivolta contadina, il 27 maggio nella regione di Marquetalia. Manuel Marulanda Vélez, conosciuto con il nome di battaglia Tirofijo, alla guida di un gruppo di contadini formati al marxismo, decide di passare alla lotta armata per fondare uno stato indipendente all’interno del paese.
  • 1996: il 30 agosto, 450 guerriglieri attaccano la base militare Las Delicias, a Puerto Leguízamo (sud). Il bilancio è di 27 soldati uccisi, 60 sequestrati, 17 feriti. È il primo grande attentato delle Farc, che da allora agiscono come un gruppo paramilitare, con migliaia di combattenti arruolati nascosti nei boschi e altrettanti miliziani che eseguono nei centri abitati sequestri ed estorsioni ai danni di personalità dello stato e di cittadini comuni.
  • 1998: il presidente Andrés Pastrana concede ai guerriglieri un territorio indipendente all’interno del paese, nella regione di Caguán, e in cambio ottiene la partecipazione dei ribelli ai negoziati per il disarmo. Le Farc si rafforzano, arrivano a 28mila arruolati e decine di migliaia di militanti che conquistano piccoli municipi, reclutano a forza migliaia di giovani e minorenni e sequestrano circa tremila persone in un solo anno.
  • 2002: Pastrana revoca il territorio e le Farc tornano ai loro accampamenti nelle foreste. La comunità internazionale riconosce le Farc come organizzazione terroristica.
  • In agosto, Álvaro Uribe diventa presidente con la promessa – mantenuta negli otto anni successivi – di reprimere con la forza il terrorismo interno.
  • 2008: il 4 febbraio, in tutto il mondo migliaia di colombiani partecipano alla più grande manifestazione contro la guerriglia, gridando: “No más Farc”. L’esercito uccide il leader del Farc, Tirofijo, e il loro portavoce Raúl Reyes.
  • 2010: comincia il mandato presidenziale di Juan Manuel Santos, che era ministro della difesa di Uribe e che però cambia strategia avviando una trattativa segreta con le Farc.
  • I militari uccidono il nuovo leader delle Farc, Alfonso Cano, sostituito da Rodrigo Londoño, meglio conosciuto con il nome di battaglia Rodrigo Londoño Echeverri, meglio noto con il nome di battaglia di Timoleón Jiménez, o Timochenko
  • 2012: cominciano ufficialmente all’Avana, a Cuba, i negoziati di pace.
  • 2015: nel settembre viene annunciata l’accordo di pace definitivo per marzo del 2016.
  • 25 marzo 2016: salta l’accordo finale di pace tra Farc e governo colombiano.
  • 23 giugno 2016: data fissata dalle parti per la firma del trattato di pace.

Attuali forze della guerriglia: settemila combattenti arruolati (”in uniforme”), alleanze con cartelli della droga per narcotraffico e sequestri.

Finanziamento: il narcotraffico è la prima fonte di finanziamento per la guerriglia (500-800 milioni di dollari all’anno). Poi vengono i sequestri e le estorsioni.

Vittime: 260mila persone sono state uccise nel conflitto. Di queste 177.307 erano civili. Le Farc hanno sequestrato 25mila persone, 11mila hanno sofferto le conseguenze delle mine antipersona, 1.800 hanno subìto violenze sessuali e circa sette milioni hanno dovuto abbandonare la propria casa come conseguenza della guerra interna.

Alla firma dell’accordo saranno presenti il presidente colombiano Juan Manuel Santos, il leader delle Farc Timoleón Jiménez, il presidente cubano Raúl Castro, il ministro degli esteri norvegese Børge Brende in rappresentanza dei paesi mediatori, il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il presidente venezuelano Nicolás Maduro e la presidente cilena Michelle Bachelet.

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