La guerra è cominciata più di un anno e mezzo fa, nel marzo del 2015, ma se ne parla raramente al livello internazionale, in ogni caso molto meno della Siria. Tuttavia sta causando spargimenti di sangue anche il conflitto nello Yemen, dove una coalizione guidata dall’Arabia Saudita in sostegno del governo di Sanaa si scontra con i ribelli sciiti houthi.

L’8 ottobre alcuni raid aerei hanno colpito una veglia funebre nella capitale Sanaa, causando almeno 140 morti e 525 feriti. Tra le vittime ci sono diverse personalità politiche, ufficiali militari, ma soprattutto dei civili. Gli houthi, sostenuti dall’Iran, hanno subito accusato la coalizione araba diretta da Riyadh per la strage. Dopo aver negato qualunque coinvolgimento, l’Arabia Saudita ha annunciato l’apertura di “un’inchiesta immediata” nella quale potrebbero essere coinvolti i loro alleati statunitensi.

Allontanato dal potere nel 2012, l’ex presidente Ali Abdallah Saleh, alleato degli houthi e con ancora importanti appoggi nelle forze armate, ha chiesto in un discorso in tv che i “figli della nazione rispondano a questa aggressione con tutta la loro forza”.

Assegno in bianco
Dopo la strage, gli Stati Uniti e il Regno Unito non sono più disposti a “concedere un assegno in bianco sulla sicurezza” al loro alleato nel golfo Persico. Il governo Obama, che teme ricadute giuridiche, starebbe rivalutando il suo appoggio alla coalizione, che include la condivisione delle informazioni e la selezione degli obiettivi militari.

Resta da vedere se la politica statunitense cambierà davvero, si chiede Jessica Schulberg dell’Huffington Post, spiegando che Washington è sempre più nel mirino delle proteste delle organizzazioni di difesa dei diritti umani e di alcuni deputati del congresso.

Secondo l’opinionista Akbar Shahid Ahmed, il presidente statunitense potrebbe mettere fine alla strage in corso in poche ore, se solo lo volesse. Ma per ora questo non sembra all’ordine del giorno. Una mancanza di iniziativa che impedisce di mettere fine al conflitto e alle sue terribili conseguenze: secondo l’ong Oxfam la guerra ha già causato 3.980 morti e 6.900 feriti tra i civili.

(Traduzione di Andrea De Ritis)

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