Tokyo, 2 luglio 2013. (Yoshikazu Tsuno, Afp)

In Giappone durante il parto si fa poco per il dolore delle donne

Tokyo, 2 luglio 2013. (Yoshikazu Tsuno, Afp)
24 novembre 2016 16:35

Il centro per le nascite di Mejiro, in un quartiere nella zona nord di Tokyo, è avvolto da un silenzio inquietante: non si sentono bambini piangere, né lamenti di donne in travaglio. Questo perché, come spiega l’ostetrica principale Yuko Hoshino, la struttura è vuota.

Qui nascono solo tra i quattro e i sei bambini al mese, rispetto ai 14-16 di qualche anno fa. Il problema non è solo il basso tasso di natalità del Giappone. “Oggi sono di meno le donne che desiderano un parto naturale”, dichiara con mestizia Hoshino. “Preferiscono andare con i medici in ospedale piuttosto che con le ostetriche nei centri per le nascite”.

La cultura della maternità in Giappone sta lentamente diventando più simile a quella degli altri paesi ricchi, ma sono molte le pratiche diverse rispetto al resto del mondo. Le donne di solito sono trattate come esseri molto fragili durante la gravidanza. Al momento del travaglio, però, ci si aspetta che soffrano molto.

Accettare il dolore
Gli antidolorifici sono somministrati con molta parsimonia. I medici sostengono che un numero sempre maggiore di donne è favorevole all’anestesia epidurale (un anestetico iniettato nella spina dorsale), ma pochi centri ostetrici, ospedali compresi, offrono questo trattamento e non lo fanno mai al di fuori dell’orario di lavoro. Oltretutto l’epidurale non è inclusa nella somma di 420mila yen (3.600 euro circa) prevista dal piano di assicurazione sanitaria nazionale.

Per la maggior parte delle donne, tuttavia, il problema non è rappresentato dai costi né dai tempi di ripresa più lunghi dopo un’epidurale. Secondo la tradizione buddista, le donne dovrebbero accettare il dolore del parto naturale. L’esperienza, si dice, le prepara alle sfide della maternità e incoraggia il legame con il bambino.

I padri che assistono alla nascita sono più numerosi che in passato, ma tanti ancora non entrano in sala parto

Yoshimi Katsube, 35 anni, racconta che i suoi genitori l’hanno criticata quando lei ha annunciato di voler fare l’epidurale al momento della nascita del suo primo figlio. Nonostante le critiche, prevede di farla di nuovo quando nascerà il bambino che aspetta adesso.

I padri che assistono alla nascita sono più numerosi che in passato, ma tanti ancora non entrano in sala parto. “Mio marito verrà in ospedale, ma dobbiamo ancora decidere se entrerà o meno”, dice Mayuka Yamasaki, che questo mese partorirà il suo primo figlio. “Non sono sicura di volere che mi veda in quello stato”, aggiunge.

Nella maggior parte dei paesi, la saggezza popolare su ciò che le donne dovrebbero fare in gravidanza si basa tanto sulla cultura locale quanto sulla scienza. Per esempio, le donne in gravidanza in Francia non rinunciano del tutto al vino o ai cibi più grassi. Negli Stati Uniti sono abitudini considerate quasi come un infanticidio.

Troppo magre
In moltissimi paesi le donne devono tenersi alla larga dal pesce crudo, ma non in Giappone. L’ossessione principale però riguarda la temperatura corporea. Mentre in occidente alle donne in gravidanza si consiglia di non avere troppo caldo, le donne in Giappone sono incoraggiate a stare al caldo. Fanno volentieri bagni nelle sorgenti di acqua calda, ed evitano il gelato e l’acqua fredda. I ristoranti offrono coperte alle donne incinte, anche d’estate.

Uno dei suggerimenti comuni per le donne in gravidanza in Giappone è preoccupante. Il paese mostra una percentuale sempre più alta di neonati sottopeso, che al momento della nascita lasciano l’ago della bilancia sotto ai 2,5 chili. Nel 2015 il 9 per cento dei neonati erano sottopeso.

Secondo Zentaro Yamagata, del dipartimento di medicina dell’università di Yamanashi, uno dei motivi è che le donne non ingrassano abbastanza durante la gravidanza. I medici suggeriscono alle pazienti di non ingrassare più di 6-10 chilogrammi, rispetto agli 11-16 chilogrammi considerati normali nel Regno Unito.

Il governo, che vorrebbe portare il tasso di fertilità dall’attuale 1,5 a 1,8 bambini per ogni donna per rallentare il calo demografico in Giappone, dovrebbe riflettere su tutto questo. Le ragioni del declino demografico in Giappone sono molte e per certi versi non risolvibili. Rendere però la gravidanza un’esperienza meno dolorosa non farebbe male.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è stato pubblicato dal settimanale britannico The Economist.

Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.
pubblicità

Articolo successivo

Le donne irachene sfidano il potere 
Zuhair al Jezairy
Sostieni il giornalismo indipendente
Se ti piace il sito di Internazionale, aiutaci a tenerlo libero e accessibile a tutti con un contributo, anche piccolo.