15 luglio 2020 13:24

Un ex suprematista bianco condannato a morte per un triplice omicidio è stato ucciso il 14 luglio nel corso della prima esecuzione federale in 17 anni negli Stati Uniti, avvenuta grazie all’impulso del governo di Donald Trump, che chiede un maggiore ricorso alla pena di morte.

Daniel Lewis Lee è morto alle 8.07 per un’iniezione letale nel carcere di Terre Haute in Indiana, ha annunciato il dipartimento di giustizia. “State uccidendo un uomo innocente”, ha detto il condannato prima di morire, secondo un giornalista dell’Indianapolis Star che ha assistito all’esecuzione. L’avvocata di Lee, Ruth Friedman, ha detto in una dichiarazione che l’esecuzione è stata effettuata “in fretta, nel cuore della notte, mentre il paese dormiva”. Ha sottolineato inoltre che il condannato ha dovuto aspettare quattro ore, legato al lettino dell’esecuzione, in attesa del risultato di un ultimo ricorso.

La sezione statunitense di Amnesty international si è detta “inorridita” dall’esecuzione, che “è in contrasto con una tendenza mondiale all’abbandono della pena di morte”.

Negli Stati Uniti il dibattito sull’applicazione della pena di morte, reintrodotta a livello federale nel 1988, resta vivace, con un sostegno in calo tra la popolazione generale ma ancora forte tra gli elettori repubblicani.

I condannati sostengono che il protocollo di esecuzione causa una sofferenza “crudele e inutile” e quindi viola la costituzione

Nel paese la maggior parte dei crimini viene giudicata a livello statale e alcuni stati, soprattutto nel sud, continuano ad applicare la pena di morte. Sette persone sono state giustiziate da giurisdizioni locali nel 2020. Tuttavia il sistema giudiziario federale può occuparsi dei crimini più gravi (come attentati, reati razzisti eccetera) o di quelli commessi nelle basi militari, in più stati o nelle riserve dei nativi americani. Dal 1988, solo tre persone sono state giustiziate a livello federale, tra cui Timothy McVeigh, responsabile dell’attentato di Oklahoma City (168 morti nel 1995) nel 2001.

Donald Trump, che è candidato per un secondo mandato il 3 novembre, è un forte sostenitore della pena capitale, soprattutto per chi uccide un poliziotto e per i trafficanti di droga.

Daniel Lewis Lee, 47 anni, era stato condannato nel 1999 per aver ucciso una coppia e la loro figlia di otto anni in Arkansas, tre anni prima, in una rapina commessa per finanziare un gruppo suprematista. La sua esecuzione era prevista per il 13 luglio, e doveva essere la prima di quattro previste entro la fine di agosto, ma i ricorsi dell’ultimo minuto hanno ritardato il procedimento. I condannati sostenevano che il protocollo di esecuzione – una dose letale di pentobarbital – causa una sofferenza “crudele e inutile” e quindi viola la costituzione, argomento spesso utilizzato dagli oppositori della pena di morte.

Nella notte, però, la corte suprema ha dato il via libera alle autorità federali per l’esecuzione, la prima dal 2003. La corte ha stabilito che i quattro uomini che si trovano nel braccio della morte, condannati a morte per l’omicidio di bambini, “non hanno i requisiti per giustificare l’intervento dell’ultimo minuto di un tribunale federale” e che le esecuzioni potevano quindi “avvenire come previsto”.

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L’alta corte statunitense ha anche respinto l’appello della madre di due vittime, Earlene Peterson, 81 anni, che aveva chiesto la sospensione dell’esecuzione di Lee a causa della pandemia di coronavirus. Si rifiutava infatti di dover scegliere tra il suo diritto di essere presente agli ultimi momenti di vita del condannato e la tutela della sua salute, visto che un caso di covid-19 è stato reso pubblico il 12 luglio a Terre Haute.

Secondo il giornalista presente in carcere il 14 luglio, una ventina di testimoni hanno assistito all’esecuzione. Da parte loro, un migliaio di leader religiosi, cattolici ed evangelici, hanno chiesto al presidente di “concentrarsi sulla protezione della vita e non sulle esecuzioni” durante l’era covid-19.

La prossima esecuzione federale è prevista per il 15 luglio e dovrebbe essere quella di Wesley Purkey, 68 anni, sempre a Terre Haute. Nel 2003 è stato condannato per aver stuprato e ucciso una ragazza di 16 anni.