17 luglio 2020 11:26

I documenti sono coperti di polvere e abbandonati sugli scaffali, ma fanno tremare i criminali di guerra. Sempre più spesso, per trovare le prove dei massacri, la giustizia internazionale ricorre agli archivi dell’Osce, un’organizzazione nata dalla guerra fredda e presente in numerose aree di conflitto.

Nessuna testata giornalistica era mai entrata nell’elegante villa intonacata di bianco, sulle colline di Praga, dove sono conservati i rapporti sul campo degli osservatori dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce). Questi documenti raccontano i conflitti che si sono svolti in passato nel vecchio continente.

Nel 2002 la procuratrice Carla Del Ponte si era rivolta a questa istituzione, creata negli anni settanta per migliorare il dialogo tra gli occidentali e l’Unione Sovietica, per trovare gli elementi che le hanno permesso di incriminare l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milošević.

Dalla guerra nei Balcani all’Ucraina
L’archivista Alice Nemcova ha gestito per quasi trent’anni questo universo di scatole di cartone piene di migliaia di fogli in formato A4. Dopo aver visto i fondi dell’archivio deteriorarsi nel corso degli anni, a giugno Nemcova ha lasciato l’incarico.

“Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (Tpij) ha creato un precedente importantissimo chiedendo l’accesso ai nostri documenti”, spiega Nemcova con voce roca. Carla Del Ponte, all’epoca procuratrice presso il Tpij, “non smetteva di chiedere documenti. Ha ricevuto quattro scatole di alluminio piene di testimonianze e fotografie di fosse comuni”, spiega l’archivista, 63 anni.

Slobodan Milošević accusato di coinvolgimento in decine di crimini commessi contro migliaia di civili, non è mai stato condannato perché è morto in carcere durante il processo, l’11 marzo 2006. Tuttavia molti dei corresponsabili dei massacri sono stati riconosciuti colpevoli dal tribunale.

L’Osce è l’unica organizzazione internazionale subito presente nel luogo dell’incidente del volo MH17 nell’area orientale dell’Ucraina

Dopo la fine della guerra fredda l’Osce, la cui sede si trova a Vienna, ha continuato a occuparsi delle operazioni civili pianificate per evitare o risolvere i conflitti. Negli anni novanta i suoi inviati sono stati presenti in Jugoslavia, mentre dal 2014 sono attivi in Ucraina, la cui area orientale è sconvolta da un conflitto separatista.

Le migliaia di resoconti degli inviati costituiscono importanti testimonianze.

“Nel 2012 la Corte penale internazionale (Cpi) ha presentato una richiesta relativa alla Georgia”, rivela Nemcova. Quattro anni dopo lo stesso tribunale, con sede all’Aja, ha avviato un’indagine sul conflitto tra il paese caucasico e la Russia.

Anche la Kosovo Force (Kfor) ha depositato una richiesta di accesso all’archivio dell’Osce, nel 2017, e lo stesso ha fatto la Croce rossa, nel tentativo di rintracciare persone scomparse.

Un archivio enorme
Secondo il ricercatore Nicolas Badalassi l’Osce “è un punto di riferimento in materia giudiziaria”, perché è “specializzata nei problemi legati alla democrazia, alla libertà e ai diritti delle minoranze”, ed è “presente sul campo continuativamente” con un raggio d’azione “ben più ampio rispetto all’Unione europea o alla Nato”.

Badalassi, professore di storia contemporanea all’Iep di Aix-en-Provence, sottolinea che grazie ai suoi 57 stati partecipanti – che coprono l’intera Europa, le ex repubbliche dell’orbita sovietica ma anche gli Stati Uniti e il Canada – l’Osce dispone di un archivio “enorme”.

Non tutti vedono di buon occhio questa miniera di informazioni: un ex capo ribelle, per esempio, ha tentato di cancellare il suo nome dal motore di ricerca interno dell’istituzione. “Di sicuro non aveva la coscienza pulita”, ipotizza Nemcova.

L’Osce è l’unica organizzazione internazionale subito presente nel luogo dell’incidente del volo MH17 nell’area orientale dell’Ucraina, controllata dai separatisti filorussi che accusano l’esercito ucraino (ricambiati) di aver abbattuto l’aereo. A marzo, un processo sull’incidente ha preso il via nei Paesi Bassi, da cui proveniva la maggior parte delle 298 vittime.

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“È evidente che in futuro i rapporti dell’Osce dall’Ucraina saranno una fonte di informazioni importantissima per la giustizia”, sottolinea Badalassi. “Non esistono altri documenti che possano descrivere la crisi dall’interno. Alcuni osservatori sono stati perfino rapiti, e in generale si è voluto ostacolarne l’operato”.

Per continuare a raccogliere informazioni sul campo, l’organizzazione (che dispone anche di documenti fondamentali sui regimi autoritari in Cecenia e Bielorussia) deve evitare ogni pubblicità. L’importante è che nulla comprometta la neutralità dell’Osce, che altrimenti rischierebbe di sparire.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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