08 febbraio 2021 15:33

Per Ziki Nelson è cominciato tutto con i cartoni animati degli X-Men e di Spider-Man. Poi è passato ai fumetti di Archie e Asterix, agli anime e ai manga giapponesi. Mentre divorava film d’animazione provenienti dal resto del mondo, aveva la sensazione che mancasse qualcosa: “Abbiamo un grande patrimonio in Africa, ma nessuno racconta le storie dei posti da cui veniamo”.

Le cose stanno cambiando. Oggi nuove piattaforme permettono ai disegnatori africani di raggiungere un pubblico globale. Una è Kugali, che Nelson ha fondato nel 2017 con un suo connazionale, il nigeriano Tolu Foyeh, e un ugandese, Hamid Ibrahim. Vende fumetti da tutto il continente e crea animazioni originali. A dicembre Kugali ha annunciato un accordo storico con la Disney per realizzare Iwájú (”il futuro”, in yoruba), una serie di fantascienza intrisa di cultura yoruba.

Kugali fa parte di un settore piccolo ma vivace. Come succede spesso nella cultura pop africana, i marchi nigeriani sono i più forti. Tra quelli maggiormente conosciuti ci sono Comic republic e Vortex corp. Ma nuovi disegnatori si affermano anche in altre parti del continente.

Leti Arts, uno sviluppatore di videogiochi con sede in Ghana e in Kenya, ha creato Afrocomix, un’app per leggere delle storie a fumetti. Nel 2019 Mama K’s team 4, scritta dalla sceneggiatrice zambiana Malenga Mulendema e coprodotta da uno studio sudafricano, è stata la prima serie d’animazione realizzata da africani ad approdare su Netflix. Etan comics è l’editore dei primi fumetti di supereroi etiopi Jember e Hawi.

Questi supereroi non hanno solo un aspetto diverso. Mentre molti supereroi statunitensi traggono i loro poteri da fonti galattiche o scientifiche, quelli africani hanno spesso una provenienza spirituale. Strike guard, del disegnatore nigeriano Ayodele Elegba, è la storia di uno studente assassinato il cui cadavere viene gettato nella tomba di Ajagbeja, una divinità yoruba dalla quale l’eroe reincarnato trae la sua forza. I fumetti di Juni Ba affondano le radici nei miti e nelle leggende senegalesi.

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Altri prendono ispirazione dalla frenetica vita urbana. Kwezi, un fumetto sudafricano, parla di un influencer talmente pieno di sé che solo con riluttanza usa i suoi poteri per fare del bene. In Razor-Man (L’uomo rasoio), un meccanico trasformatosi in supereroe cerca di vendicare la morte di suo padre destreggiandosi tra corruzione e repressione in Zimbabwe.

A volte i fumetti affrontano temi difficili. Lake of tears (Lago di lacrime”), una graphic novel ambientata nell’infido settore ittico del lago Volta in Ghana, parla di traffico di bambini. Un voyage sans retour (Un viaggio senza ritorno) del camerunese Gaspard Njock disegna una mappa dei sogni e dei pericoli della migrazione verso l’Europa. Zana, ambientato in un futuro dove l’apartheid non è mai finito, solleva questioni sulle relazioni tra le comunità nel Sudafrica di oggi.

Un video della Bbc sulla piattaforma nigeriana Kugali


I fumettisti africani lavorano da decenni. Ma oggi grazie alle piattaforme digitali e a software più economici si guadagnano da vivere più facilmente. La pandemia ha spinto i lettori di fumetti verso le edizioni digitali, che garantiscono guadagni più sostanziosi. Una nuova generazione di lettori vuole personaggi in cui rispecchiarsi. Nelson afferma che i discorsi “su appartenenza etnica e identità stanno ispirando le persone a cercare nuove storie”.

In termini di vendite di fumetti, la curiosità è un superpotere.

(Traduzione di Giusy Muzzopappa)

Questo articolo è uscito sull’Economist con il titolo “Move over, Superman”.

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