Un altare per Berta Cáceres a La Esperanza, Honduras, il 2 marzo 2019. (Orlando Sierra, Afp)

L’Honduras aspetta la verità su Berta Cáceres

Un altare per Berta Cáceres a La Esperanza, Honduras, il 2 marzo 2019. (Orlando Sierra, Afp)
04 giugno 2019 16:18

La militante ambientalista Berta Cáceres sapeva che la sua morte era una questione di tempo. “Ma fino alla fine si è rifiutata di cedere alla paura”, dice il sociologo messicano Gustavo Castro, testimone diretto del suo omicidio a La Esperanza, nel dipartimento di Intibucá, in Honduras, la notte tra il 2 e il 3 marzo 2016. Gli assassini hanno sparato anche a lui, ma è sopravvissuto. Cáceres si era schierata contro un progetto idroelettrico sul fiume Gualcarque, considerato sacro dagli indigeni lenca. Il progetto, Agua Zarca, era affidato all’impresa Desarrollos Energéticos (Desa). Il 29 novembre 2018 sette persone sono state riconosciute colpevoli dell’uccisione di Cáceres e del tentato omicidio di Castro. Tra queste il responsabile della comunicazione della Desa, un ufficiale dell’esercito e un tenente in pensione ed ex capo della sicurezza dell’azienda.

I parenti dell’attivista e l’associazione che dirigeva, il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh), denunciano il processo, che definiscono “illegale”. “Gli imputati”, spiega Castro, “sono effettivamente colpevoli della morte di Berta, ma le prove contro di loro sono deboli. C’è il rischio di un ricorso in cassazione che potrebbe portare a un’assoluzione e alla liberazione. Molte prove presentate dal Copinh non state ammesse dal tribunale”.

La storia di Berta Cáceres raccontata dalla Thomson Reuters Foundation


Il processo, rimandato più volte, è cominciato nell’ottobre 2018 senza gli avvocati dei parenti di Cáceres e di Castro, la cui richiesta di costituirsi parte civile è stata respinta. La loro difesa è stata affidata d’ufficio al procuratore generale. I parenti di Cáceres e il Copinh sottolineano che i mandanti dell’omicidio non sono stati ancora processati. “Gli imputati condannati erano impiegati dell’azienda”, dice Víctor Fernández, avvocato del Copinh e della famiglia di Cáceres.

Risveglio delle coscienze
La responsabilità della Desa, di proprietà di una ricchissima famiglia honduregna, gli Atala Zablah, è emersa più volte. Nel novembre 2017 un gruppo internazionale di esperti indipendenti ha diffuso un rapporto schiacciante: la pianificazione dell’omicidio di Cáceres “serviva al controllo e all’eliminazione di ogni opposizione” al progetto Agua Zarca. Il rapporto stabiliva “la partecipazione di dirigenti e dipendenti della Desa, del personale di sicurezza privato reclutato dall’azienda, di poliziotti e strutture parallele alle forze di sicurezza statali in azioni delittuose anteriori e successive all’omicidio dell’attivista”.

Ma la speranza che sia fatta davvero giustizia c’è ancora. Il tribunale ha riconosciuto la responsabilità dei dipendenti della Desa nella pianificazione dell’omicidio di Cáceres. E il 5 febbraio il procuratore generale ha stabilito l’apertura del processo contro il presidente del consiglio di amministrazione dell’azienda, Roberto David Castillo, accusato di essere uno dei mandanti dell’omicidio. Inoltre i familiari dell’attivista hanno fatto causa per negligenza alla Banca olandese per lo sviluppo (Fmo), uno dei finanziatori del progetto Agua Zarca. “La Fmo sapeva degli episodi di violenza prima di firmare il contratto. Era stata avvisata dalla stessa Cáceres”, dice Fernández. La Fmo si è ritirata dal progetto nel 2017.

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Il colpo di stato del giugno 2009 contro il presidente di sinistra Manuel Zelaya, che aveva autorizzato l’esproprio di terre non coltivate a favore di decine di migliaia di contadini, ha sconvolto la situazione economica del paese. I governi successivi hanno fatto affidamento sulla concessione di vasti territori ad aziende private per lo sfruttamento minerario, agricolo o idroelettrico. Secondo l’ong Global witness, l’Honduras è diventato il paese più pericoloso al mondo per i militanti ambientalisti.

“C’è un prima e un dopo la morte di Berta”, dice Castro. “Il suo assassinio ha portato a un risveglio delle coscienze, ha sensibilizzato gli organismi internazionali e ha portato l’attenzione sul problema dei femminicidi”.

(Traduzione di Giusi Muzzopappa)

Questo articolo è uscito sul numero 1297 di Internazionale. Compra questo numero|Abbonati

Dal 3 al 6 giugno le figlie di Berta Cáceres, Bertha e Laura, sono in Italia per una serie di incontri organizzati dal collettivo Italia Centro America. Il calendario: http://www.puchica.org/events.

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