04 agosto 2022 15:00

Nella luce soffusa che filtra sotto le chiome della foresta, l’ornitologa Shelly Eshleman si ferma un attimo ad ascoltare. Sono da poco passate le sei di un’umida mattinata di luglio e, grazie al coro degli uccelli delle prime ore dell’alba, ha individuato distintamente il cinguettio di un pipilo orientale, la specie che stiamo cercando.

Mentre ci muoviamo nel sottobosco della riserva Rushton woods preserve, fuori
Philadelphia, in Pennsylvania, faccio attenzione a schivare una serie di reti “a nebbia” che Eshleman e la sua équipe hanno posizionato quella mattina. Sono reti lunghe dodici metri e fatte di fili sottilissimi, progettate per catturare in modo sicuro gli uccelli. La ricercatrice spera di attirare uno di questi uccelli neri e arancioni nella rete, per potergli fissare sul dorso un dispositivo delle dimensioni di una caramella gommosa.

L’etichetta Motus
Questo piccolo dispositivo è una micro-etichetta radio ultraleggera, ed Eshleman è una delle poche scienziate che ne stanno sperimentando l’uso per mappare lo spostamento degli uccelli. I pipili (pipilo erythrophthalmus) che ha cominciato a contrassegnare quest’estate sono tra i primi della loro specie a essere tracciati in questo modo. A differenza dei tradizionali strumenti di tracciatura radio, troppo pesanti per uccelli delle dimensioni dei tordi, come i pipili, le etichette usate nel sistema Motus di tracciamento degli animali selvatici possono pesare come poche gocce di pioggia.

“Motus è eccellente nell’etichettare e seguire gli animali più piccoli sulle distanze più grandi”, dice Stu Mackenzie di Birds Canada, in Ontario, un’organizzazione senza fini di lucro che è stata tra le pioniere nell’uso di questa tecnologia.

Le etichette Motus usano le onde radio per tracciare migliaia di animali, inviando segnali alle torri riceventi fino a quindici chilometri di distanza. La tecnologia è stata introdotta per la prima volta nel 2012 da Birds Canada, ma è solo con la recente espansione della rete di torri che sta cominciando a rivoluzionare il modo in cui seguiamo le specie migratorie e il livello di dettagli che si possono analizzare. Oggi ci sono più di 1.400 torri radio in 31 paesi.

Prima i ricercatori dovevano catturare gli uccelli ogni volta che volevano registrare la loro posizione. Adesso li catturano una volta sola

Controlliamo le reti ogni quaranta minuti per le successive sei ore, ma quella mattina non troviamo nessun pipilo. Eshleman mi mostra come funziona l’applicazione di un’etichetta Motus a una specie di dimensioni simili, l’uccello gatto (dumetella carolinensis). Rimuove con cautela l’uccello grigio scuro dalla
rete a maglie stretta e fa scorrere un anello di corda elastica trasparente intorno a ciascuna zampa del volatile, come se gli stesse facendo indossare un piccolo paio di pantaloni. Eshleman posiziona l’etichetta tra le ali dell’uccello, al centro della schiena. L’intero processo dura circa due minuti.

“È come se un marsupio incontrasse uno zaino”, dice Eshleman.

Prima dell’avvento di questi nuovi dispositivi, i ricercatori dovevano affidarsi a bande di alluminio, cui veniva assegnato un codice e che venivano applicate sulle zampe per tracciare piccoli uccelli. Questi ultimi dovevano poi essere nuovamente catturati ogni volta che si voleva registrare il codice applicato sulla loro gamba e la loro posizione corrente. Con l’etichetta Motus, l’uccello deve essere catturato una sola volta.

La durata di vita di ogni dispositivo dipende dalla frequenza con cui i ricercatori lo programmano affinché invii un segnale “ping” alle torri a terra. Più sono i dettagli richiesti dagli scienziati, più frequenti sono i ping e più velocemente si scarica la batteria delle etichette. Le specie più resistenti, come i pipili, possono essere dotate di etichette Motus più grandi con pannelli solari che ricaricano il
dispositivo all’infinito, mentre la versione più piccola delle targhette usate per colibrì e insetti ha un’autonomia di solo poche settimane.

Quando il Willistown conservation trust ha cominciato a lavorare con i dispositivi Motus nel 2017, esisteva solo una manciata di torri riceventi nel nordest degli Stati Uniti. Da allora, questa fondazioni e altri gruppi, che insieme formano la Northeast Motus collaboration, hanno installato più di 115 stazioni riceventi dal
Maryland al Maine. Finora questi ricevitori hanno raccolto più di 25 milioni di coordinate, contribuendo a oltre un miliardo di osservazioni di 278 specie diverse tramite Motus.

Negli ultimi cinquant’anni in America del nord l’attività umana ha causato la perdita di oltre un quarto degli uccelli

“Il numero della stazioni aumenta quasi ogni settimana”, dice Scott Weidensaul, che ha usato le etichette per studiare le civette acadiche (aegolius acadicus) nella riserva di Rushton. “Siamo finalmente arrivati al punto in cui possiamo cominciare a fare il tipo di ricerca che speravamo di fare sette o otto anni fa, quando queste tecnologie non c’erano”.

Nuove scoperte
Queste micro-etichette stanno già svelando delle sorprese. Una specie di uccelli costieri protetta a livello federale, il piovanello maggiore (calidris canutus), era nota per la sua predilezione per le aree costiere, ma il suo percorso tra i luoghi di sosta era meno chiaro. Le etichette Motus hanno mostrato che molti uccelli volano a nord-ovest della Pennsylvania nel loro viaggio dalle coste del New Jersey e del Delaware ogni primavera, una scoperta che potrebbe contribuire a scegliere il posizionamento dei parchi eolici nella zona, poiché gli uccelli possono entrare in collisione con le strutture e morire.

Questo tipo di approfondimenti arriva in un momento cruciale, viste le significative minacce alla fauna e alla flora selvatica poste dal cambiamento climatico e dalla scomparsa degli habitat naturali. Negli Stati Uniti e in Canada, negli ultimi cinquant’anni, l’attività umana ha causato la perdita di oltre un quarto degli uccelli, per un totale stimato di tre miliardi di animali. A quanto rivela l’ultimo rapporto State of the world’s birds, si sa o si sospetta, che circa il 48 per cento degli uccelli di tutto il mondo siano in declino demografico.

“Il punto è sapere dove concentrare le nostre risorse per cercare di invertire i cali che si stanno verificando”, dice Lisa Kiziuk, direttrice della conservazione degli uccelli al Willistown conservation trust. “Stiamo imparando moltissime cose che prima non avevamo neanche pensato di approfondire”.

I ricercatori hanno usato le etichette anche per seguire diverse specie di tordi, una specie di uccelli che ama il contatto con il suolo, dal luogo in cui svernano in Sud America fino alle regioni più settentrionali del Canada. Un tordo di Swainson
(catharus ustulatus) etichettato in Colombia è stato individuato nel nord della provincia di Saskatchewan, in Canada, un mese dopo.

Aveva viaggiato molto più velocemente e più lontano di quanto i ricercatori avrebbero previsto in base alle conoscenze esistenti sulla specie: in soli 34 giorni, l’uccello ha percorso ben seimila chilometri, con una media di oltre 175 chilometri al giorno.

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Le microetichette rendono più facile che mai seguire gli animali in movimento e le informazioni raccolte sono accessibili e pubblicate online. Kiziuk dice che questa è una delle cose che preferisce di Motus. Quando le persone possono conoscere gli spostamenti degli uccelli nella loro zona, è più probabile che s’interessino alle specie presenti nel loro giardino. Questo le rende più propense a contribuire agli sforzi di conservazione della fauna selvatica che sono sempre più necessari, sostiene Kiziuk.

“Potresti lavorare tutta la vita raccontando alle persone ciò che vedi sul campo e mostrando i dati che raccogli, ma per loro non significherebbe nulla”, dice. “Se invece mostri una mappa con la tracciatura di un uccello, le persone rimarranno colpite. È come una lampadina che si accende. È quello che ci vuole”.

(Traduzione di Federico Ferrone)

Questo articolo è uscito sul settimanale britannico New Scientist.